Somalia, nuove stragi di al Shebaab

Colpiti missione Amisom e bus Onu

pubblicato il 23/04/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Garowe

Periodo di grande, sanguinario spolvero per al Shebaab: a pochissimi giorni di distanza dall’attacco alla sede del ministero dell’Istruzione a Mogadiscio, i miliziani del braccio somalo di al Qaeda tornano a farsi sentire con un duplice attentato, a casa sua, cioè in Somalia. Parliamo di fatti che hanno insanguinato l'ultimo fine settimana. 

A Garowe, capitale amministrativa della regione del Puntland, nel nord della Somalia, a finire nel mirino degli estremisti è stato un pullman di dipendenti Onu. Il veicolo è stato distrutto dall’esplosione di una bomba, che era stata piazzata sotto uno dei suoi sedili. Sono sei i morti accertati, come calcolano fonti della polizia locale.

Stando all’emittente al Jazeera, quattro delle persone rimaste uccise lavoravano per l’Unicef ed erano di nazionalità straniera: in particolare due erano originarie del Kenya. Dopo i fatti di Garissa, sembra dunque che gli alqaedani del Corno d’Africa non abbiano ancora chiuso i conti con il Paese che prende il nome dal monte con i dodici ghiacciai. Ma ancor più inquietante è pensare che al Shebaab, gradatamente, stia allargando il suo raggio d’azione, anche oltre il Kenya, più precisamente a ovest di esso: in teoria, a lungo andare, non si potrebbe escludere un congiungimento di forze con Boko Haram.

In effetti è dal 2011, cioè quasi dagli esordi del gruppo qaedista, che la sua violenza si fa sentire anche in Burundi: e il fatto che al Shebaab è in guerra con Bujumbura lo dimostra una volta di più l’uccisione di cinque soldati burundesi della missione di pace africana Amisom (African Union Mission in Somalia), collegata all’Onu (è per questo che i militari che vi sono impegnati sono chiamati caschi verdi, per analogia ai caschi blu). Sia per l’attentato di Garowe che per quello diretto contro l’Amisom la rivendicazione della firma di al Shebaab è venuta direttamente  dal portavoce dei miliziani, Abdulaziz Abu Musab

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