Disastro Nepal: in partenza dall'Italia team di emergenza e unità diplomatica

Oltre 3.600 morti e cinquemila feriti, nessuna notizia per 4 speleologi italiani

pubblicato il 26/04/2015 in Dal Mondo da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Nelle prossime ore dall'Italia partiranno i primi soccorsi per il Nepal, devastato nella giornata di sabato da un terremoto, il cui sciame sismico è continuato anche oggi.


Una nuova, prolungata scossa con un'intensità di 6,7 gradi della scala Richter ha colpito il Nepal a circa 60 km dalla capitale Kathmandu nel pomeriggio (ora locale), mentre nel paese è ancora frenetica la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie, quello che resta della quasi totalità di luoghi storici, edifici di culto nonché sette siti UNESCO nella valle di Kathmandu, rimasta senza energia elettrica e con l' aeroporto internazionale chiuso fino a poche ore fa, quando è stato parzialmente ripristinato.

Il soccorso della Comunità internazionale, sollecitato dallo stesso premier nepalese Sushil Koirala – che si è appellato per un aiuto e sostegno da parte del mondo e ai suoi connazionali di fare tutto il possibile per salvare vite umane.

Israele, tra i primi paesi a raccogliere l'appello d'aiuto del Nepal, ha già approntato un ospedale da campo da 260 posti e specialisti per la ricerca dispersi mentre l'India continua il suo ponte aereo di aiuti insieme alla Cina, presente anche con un contingente militare di soccorso mentre organizzazioni come Croce e Mezzaluna  Rossa Internazionale oltre all'invio dei generi di prima necessità e personale sanitario hanno lanciato raccolte fondi su internet.

Dall'Italia sono in partenza un team di valutazione formato da tecnici della Protezione Civile nazionale e del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, insieme a due esperti del Gruppo Chirurgia d'Urgenza (GCU) di Pisa mentre la Farnesina ha disposto l'invio di una squadra dell'Unità di Crisi, a tutela dei cittadini italiani presenti nel paese asiatico.

Purtroppo non giungono notizie dal gruppo di quattro speleologi italiani che dal terremoto hanno interrotto i contatti in patria, per ammissione dello stesso presidente del  Soccorso Alpino Marche, e che al momento sono da ritenersi dispersi.

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