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Siria, Isis conquista Palmira

Si teme nuovo disastro archeologico

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C’era una volta il sito archeologico di Ninive. C’era una volta Hatra. C’era una volta Nimrud.

Il libro delle archeo-favole siro-mesopotamiche potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo, Palmira. Da tesoro della cultura mondiale a leggenda puramente biblica il passo è breve. Grazie all’Isis operaio, con le sue ruspe e i suoi picconi. E i suoi kalashnikov. 

Il 21 maggio le milizie dello Stato Islamico annunciano trionfalmente di aver completato la conquista della città di Zenobia e Odenato, conquista che però era già cosa fatta almeno ventiquattr’ore prima. Adesso che le truppe di Bashar Assad si sono ritirate, cosa sarà dell’antica capitale del regno che osò tener testa a Romani, nel corso dell’anarchico e decadente III secolo? Se lo chiede l’Unesco, che nel 1980 dichiarò la città siriana patrimonio dell’umanità.  

Anche Hatra lo era, dal 1985, ma questo non le ha impedito di essere risparmiata dalla furia “talebana” degli uomini di al-Baghdadi: ha fatto, anzi, praticamente la stessa fine di Nimrud e della gloriosa antenata di Mosul, che, al contrario, non avevano il bollino di qualità dell’agenzia Onu. Ragion per cui, i timori per l'antica Sposa del deserto - così era chiamata Palmira iai tempi in cui era una fiera e indipendente città carovaniera - sono più che fondati.

Su Internet, intanto, i miliziani del Califfato festeggiano la presa di Palmira col loro consueto stile tecno-macabro: con una galleria di foto e video, cioè, che mostrano la decapitazione di vari soldati regolari siriani.

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