Benvenuti al Sud. Un viaggio a Piatra Neamt, nella Moldavia romena

Una magnifica esperienza che si è rivelata essere 'una continua scoperta'

pubblicato il 10/06/2015 in Dal Mondo da Massimo Milza
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Massimo Milza

Quanti di voi hanno visto il divertente film Benvenuti al Sud che, a sua volta, è un remake adattato al nostro Paese del film francese Bienvenue chez les Ch'tis? La storia è quella di un direttore delle Poste che da Milano viene spostato in un paesino della costiera amalfitana. Prima di partire verso la nuova destinazione Alberto viene messo in guardia su tutte le problematiche, umane e ambientali (tra cui la delinquenza e le difficoltà  culturali), che dovrà affrontare nella nuova sede. Moniti che non fanno altro che aumentare  i  pregiudizi (suoi e della moglie), che già lo angosciavano sulla vita nel Meridione d’Italia.

Giunto a Castellabate Alberto finisce invece per apprezzare le bellezze e le abitudini del paesino campano (notando il basso tasso di criminalità, luoghi ameni e pittoreschi, un clima ideale e la simpatia dei residenti), ambientandosi in fretta allo stile di vita locale, e scoprendo come le sue idee sul Mezzogiorno erano spesso solo degli stereotipi.
Qualcosa di simile posso dire di aver vissuto io nella mia esperienza di un viaggio di studio a Piatra Neamt, città capoluogo della Moldavia romena.
Siamo partiti da Roma, circa 15 persone, per partecipare a un convegno dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari sul tema del rapporto tra Storia e Letteratura, incentrato sulle vicende della Prima Guerra Mondiale.

Alla partenza ci scambiavamo le nostre impressioni su quello che avremmo trovato in un Paese che, benché pienamente inserito nell’Unione Europea, ancora continuiamo a considerare “straniero”, al punto di definire genericamente  “extracomunitari” i lavoratori romeni in Italia.
Preoccupazione comune era quella sulle condizioni ambientali che avremmo trovato, lasciando l’Italia in una bella giornata di primavera inoltrata. “Avremo messo sufficienti vestiti pesanti nella valigia?”, ci domandavamo tutti, così come c’era la comune preoccupazione di trovare cibi immangiabili per i nostri raffinati palati di “pastasciuttari” italiani.

Inutile aggiungere che, ossessionati dalla paura sulla criminalità straniera nel nostro Paese, ci eravamo assicurati che la zona fosse sufficientemente sicura.
Il tutto condito da una certa superbia intellettuale, inevitabile in un gruppo composto da professori, giornalisti, scrittori e poeti, circa la superiorità della nostra tradizione culturale, che affonda le sue radici nella latinità.

L’aeroporto di Bacau distante circa 60 km da Piatra Neamt, dove siamo atterrati, non faceva che confermare i nostri sospetti. Il tempo era nuvolo e più che in un aeroporto internazionale sembrava di essere arrivati in una postazione militare, fatta di edifici tetri e grigi. Ma poi, all’uscita, abbiamo ammirato un bellissimo modello della nuova struttura che sarà presto in costruzione e ci siamo resi conto che l’attuale aeroporto è solo un retaggio del passato regime.
Il viaggio fino a Piatra Neamt ci ha fatto apprezzare una bellissima campagna, fatta di ridenti colline ben coltivate e di piacevoli basse costruzioni lungo la strada, che mi ha ricordato il nostro paesaggio abruzzese e marchigiano.

La zona di Piatra Neamt è situata nella parte centrale della provincia di Neamt, estendendosi parzialmente sui Carpazi Orientali, nel cuore della Moldavia romena ed è abitata sin da tempi antichi, grazie a un ambiente naturale favorevole che ha contribuito allo sviluppo di una fiorente civiltà.
Scoperte archeologiche del secolo scorso danno un'immagine completamente diversa da quella cui siamo abituati a pensare circa le origini della civiltà indoeuropea.

Nel grazioso museo preistorico di Piatra Neamt, che abbiamo visitato accompagnati da una appassionata assistente in lingua italiana, abbiamo potuto ammirare gli splendidi reperti degli antichi abitanti, i Cocuteni, una popolazione con un elevato standard di vita e con un'eccezionale raffinatezza artistica, che ha dato vita alla civiltà geto-dacica, da molti studiosi considerata diretta discendente dei Pelasgi, il nucleo originario delle popolazioni che hanno colonizzato il continente europeo.

Un sole stupendo ha accompagnato questa nostra prima passeggiata nel centro di Piatra Neamt, splendidamente conservato e mantenuto così lindo e ordinato da farci avere invidia per come noi trascuriamo le nostre città d’arte. Nei giardini ben coltivati si svolgeva una fiera dell’artigianato locale, così che abbiamo potuto apprezzare le loro ceramiche, vivaci e colorate come le nostre campane e sicule, i loro  lavori di tessitura e i manufatti artistici di vari artigiani, tra i quali quelli di un pittore locale, che ha particolarmente attratto la mia attenzione e il mio portafoglio per l’originalità e la bellezza dei suoi quadri.
E che dire della gastronomia romena? Deliziosi piatti di carne e di pesce, finemente guarniti da contorni di verdure, ci hanno accolto al rientro in albergo, facendoci dimenticare le nostre originarie preoccupazioni.

Il resto del viaggio è stato una continua scoperta, dai ben conservati monasteri che costellano la regione, alla profonda religiosità dei culti ortodossi che vi si praticano, dall’ambiente boschivo che li circonda al folklore caratteristico di questo territorio di cui abbiamo avuto rappresentazione in uno spettacolo gentilmente organizzato per noi dalla bella e brava Direttrice del Centro Culturale e del Folklore "Carmen Saeculare".

In conclusione, un viaggio che, arricchito da un programma culturale di grande rilievo a cui hanno dato vita i partecipanti (oltre agli Italiani, c’erano rappresentanti ovviamente romeni, e anche di lingua castigliana e catalana, nonché statunitensi, giapponesi, venezuelani, francesi e albanesi), ci ha fatto rimpiangere la brevità del soggiorno e ci ha dato l’occasione di ricrederci sui nostri soliti e deprecabili “luoghi comuni”.

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