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Usa, email di Hillary Clinton senza segreti

Messo a nudo abuso di account

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Quanti gb di spazio occupano duemila mail? Quanta capacità di contenimento di una casella di posta elettronica brucerebbero?

Di certo, si tratta di un traffico di posta molto elevato, tanto in entrata quanto in uscita,  Raccolte in un libro, quante pagine cartacee occuperebbero duemila mail stampate? Tremila. Più o meno l’estensione di un ponderoso volume di memorie pubblicato da un grande generale, o da un grande statista. Magari su un volume così corposo Hillary Clinton avrebbe volentieri voluto metterci il nome al termine di un’esaltante esperienza presidenziale: che best seller, sarebbero state le memorie (di tremila pagine) del primo presidente donna Usa.

Per il momento, però, l’unico volumone di tremila pagine sul cui frontespizio compare il nome della Clinton è quello messo insieme dal Dipartimento di Stato con la sua produzione epistolografica via Internet, risalente ai tempi in cui era segretario di Stato: si tratta del secondo pacchetto di e-mail clintoniane, quello più sostanzioso. Un altro era già stato reso di pubblico dominio precedentemente.

A parziale consolazione dell’ex First Lady, per quel che serve, si può dire che non è un volume stampato, o almeno non ancora: si trova disponibile online, dal 30 giugno. Così facendo, il Dipartimento  non ha fatto altro che dare esecuzione all’ordine proveniente da un giudice federale, Rudolph Contreras. E bisogna tener conto che le duemila mail sono solo il 13% del totale richiesto da Contreras per questa seconda tranche: dunque il volumone, alla fine, potrebbe diventare ancora più mastodontico. 

Formalmente, non c’è niente di compromettente nelle missive elettroniche di Iron Hillary: il problema è che ha utilizzato un account di posta personale per conversazioni di lavoro, cioè a dire, di rilievo politico internazionale. Accade più spesso il contrario: e cioè che si usino account pubblici o professionali per gestire comunicazioni private, se non addirittura intime. Non è questo il caso della Clinton, e dunque niente Hillarygate in senso stretto: ma anche questo uso improprio di un account personale viola il regolamento. Un membro delle Istituzioni, infatti, è tenuto ad usare gli account certificati, perché sono gli unici che garantiscono la sicurezza necessaria a gestire e proteggere comunicazioni di importanza capitale. Di certo, però, se di scandalo si può parlare, ne erano a conoscenza tutti i membri del suo staff, come si evince dalla lettura delle e-mail finite sotto i riflettori. 

Andando a spulciare per grandi linee nel loro contenuto – l’Associated Press ha già dato delle anticipazioni – , troviamo aggiornamenti sullo stato di salute della Clinton, che nel 2009 fu vittima di una caduta, e a causa di essa si fratturò il gomito; riferimenti al rilascio delle giornaliste Laura Ling ed Euna Lee, che alla fine dello scorso decennio si trovavano detenute in Corea del Nord; appunti sull’attentato anti-americano in Libia dell'11 settembre 2012, quello in cui perse la vita l’ambasciatore Chris Stevens.Ė certamente questo l’argomento che fa la parte del leone nel corpus delle mail incriminate: ad esso, infatti, sono dedicati trecento messaggi.    

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