Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Zimbabwe, è caccia all’uccisore del leone star

Si tratta di un dentista americano

Condividi su:

Da una parte c’è un re leone tredicenne, Cecil, orgoglio di una nazione, lo Zimbabwe, emblema del suo polmone verde e idolo dei turisti, oltreché punto di riferimento per studi zoologici ad altissimo livello (Oxford).

Dall’altra c’è un bieco assassino, Walter James Palmer, dentista cinquantacinquenne di Minneapolis, con la passione per l’Africa e la caccia agli animali feroci. Appassionato di caccia ma tutt’altro che cacciatore provetto: più simile, forse, ad un sadico voyeur dell’agonia di prede che altri, suoi amici veramente cacciatori,  uccidono per lui, per il suo divertimento, per l’ambizione del collezionista restio a sporcarsi le mani.

È andata così con Cecil. Primi di luglio, una fattoria al margine del Hwange National Park, il regno incontrastato di Cecil: è qui che il dentista agisce con la complicità di due amici, il padrone della fattoria, Honest Ndlovu,  e un cacciatore professionista, Theo Bronchorst, che però ama usare armi dell’era antecedente alla polvere da sparo. Così Cecil, raggiunto e fatto cadere in un vero e proprio agguato, muore come un antico re guerriero, trafitto da una freccia scagliata da barbari invasori del suo territorio. In realtà, però, al colpo partito da una balestra Cecil era riuscito a sopravvivere, eroicamente, per almeno quaranta ore: a finirlo è stato piuttosto il colpo di grazia infertogli (col fucile?) proprio da Maramaldo-Palmer.

Qualcosa va storto però, perché il proprietario della fattoria non aveva la licenza né per cacciare (ammesso che sapesse farlo) né tantomeno per autorizzare qualcun altro a farlo. La licenza si guadagna annualmente tramite il pagamento di una quota, che però Ndlovu non aveva saldato. La conclusione, dunque, è che Palmer mette nei guai anche gli altri due, e li coinvolge in una triste prospettiva: quindici anni di carcere per bracconaggio, oltre al versamento di ventimila dollari come risarcimento per i danni al patrimonio faunistico di un Paese.

A spingere il padrone  ad accontentare i desideri del suo amico americano sarebbe stato il pagamento da parte sua di una forte somma di denaro, circa cinquanta milioni di dollari. Ucciso Cecil, Palmer sarebbe tornato negli Stati Uniti, a dir la verità avrebbe fatto perdere le sue tracce; alla fine dello scorso mese, però,  è stato raggiunto, come i suoi due complici, da un ordine di comparizione del tribunale dello Zimbabwe.

Ora lo Zimbabwe sembra intenzionato anche a chiedere l’estradizione di Palmer agli Stati Uniti. In rete c’è già una petizione animalista che sostiene questa richiesta. In poche ore sono state raccolte centoquarantaseimila firme.

Condividi su:

Seguici su Facebook