Presidenziali Usa, Perry fuori da primarie Gop

L’ex governatore texano annuncia ritiro a St. Louis

pubblicato il 16/09/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Rick Perry

Non può competere col carisma, o quantomeno con la ricchezza di Trump.

E così Rick Perry si è sfilato, venerdì scorso, dalla corsa per le primarie presidenziali del Partito Repubblicano. In un discorso a St. Louis (Missouri), il sessantacinquenne ex governatore del Texas, che poteva contare sul sostegno della destra del partito e del Tea Party (componente populista conservatrice, che gravita intorno all’Elefantino ma  non è parte integrante di essa), ha annunciato il suo gran ritiro.

Già nel 2012 Perry era stato in corsa per le primarie del Gop (Grand Old Party, denominazione "affettiva" del Partito Repubblicano), ma poi una serie di gaffes lo avevano tagliato fuori a tutto vantaggio di Mitt Romney (Perry in realtà si era spostato su Gingrich), poi stracciato dall’uscente Barack Obama al momento del magnum discrimen delle urne. Di sicuro l’uscita di scena di allora gli bruciò di più, perché, forte dei successi che stava ottenendo nel suo feudo texano, si presentava in realtà come un prezioso punto di riferimento per l’elettorato di destra più radicale. Ma a fare i brillanti, senza la vis trumpiano-bushiana, si finisce per soccombere. Stavolta, invece, a dispetto di una base di sostegno comunque discreta, era partito basso fin dall’inizio. E, sondaggi alla mano, era nell’aria che, oggi o domani, si sarebbe chiamato fuori.  

E pensare che Rick Perry, il terrific guy (“ragazzo terribile”) come lo chiama forse con troppo trasporto complimentoso un mai poco strabordante Donald Trump, a livello locale è sempre stato una vera macchina da guerra. Basti pensare che è stato saldamente in sella alla poltrona di governatore del Texas per quindici anni: dal 2000, da quando, cioè, come vicegovernatore, prese automaticamente il posto di George Walker Bush, impegnato nelle Presidenziali di quell’anno, e fino al 2015, non ha avuto rivali che potessero strappargli il domicilio al n. 1010 di Colorado Street ad Austin. Le urne infatti lo hanno premiato, più o meno agevolmente, nel 2002, nel 2006 e nel 2010.

Ora l’attenzione si sposta su chi si impossessera del suo "tesoretto" di sostenitori: in pole position, dicono i rumors provenienti dagli osservatori politici, ci sarebbe il senatore texano Ted Cruz, che si sta avvicinando sempre più irresistibilmente (fatalmente?) all’orbita di Trump.

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