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Attentato Bardo, no a estradizione per Touil

Marocchino scarcerato

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Niente estradizione verso la Tunisia per Abdel Majid Touil, il ventiduenne marocchino arrestato lo scorso 20 maggio in Italia, a Milano, con l’accusa di essere complice dei filo-isisini che misero in atto l’attentato al museo del Bardo, il 18 marzo.

La decisione è stata presa oggi in mattinata dalla Corte d’Appello del capoluogo lombardo. Ed è stata motivata, ha detto in un comunicato stampa il presidente dell’organo, Giovanni Canzio, dal fatto che “la pena capitale”, a cui Touil sarebbe stato destinato in Tunisia, “è ostativa all’estradizione”.

Oltre a ciò, la Corte ha revocato la custodia cautelare a danno del giovane e lo ha così rimesso in libertà. “Non ci sono elementi sufficienti per ritenerlo effettivamente colpevole.” Dunque si va verso l’archiviazione dell’inchiesta.

Touil aveva messo piede in Italia il 17 febbraio scorso, cioè praticamente un mese prima dell’attentato al Bardo, per raggiungere la madre e i fratelli a Gaggiano, un comune alle porte di Milano: qui la donna e il resto della famiglia del ragazzo vivono ininterrottamente da circa nove anni. Gli scenari cambiano bruscamente per lui all’indomani di quel maledetto 18 marzo: quando, cioè, le autorità tunisine comunicano ai servizi segreti italiani una lista di persone sospettate di essere coinvolte, in varia misura, nell’attacco, e in quel momento presenti sul suolo italiano. Tra i nomi in elenco compare anche quello di Touil.

Che, per sua somma sfortuna, diventa l’unico sul conto del quale gli inquirenti italiani trovano un "collegamento" con i tragici fatti: a “consegnarlo” nelle mani della polizia, per così dire, è, contro la sua volontà, la stessa madre del ragazzo, che il 15 aprile denuncia lo smarrimento del suo passaporto.  Dunque,  di lì a un mese, Touil, che non era gravato da alcun precedente penale rilevante, viene messo in manette in quanto clandestino privo di documenti: ad aggravare la sua posizione, nel frattempo, ci si era messa la scoperta che, sbarcato in Sicilia dalla Libia, aveva firmato con un nome falso, Abdimajid Tawil.

Il ventiduenne ha dovuto passare così tutta l'estate e una parte dell'autunno dietro le sbarre. Durante questo lungo  periodo (cinque mesi di detenzione), nessuno è mai riuscito a spiegare, in modo davvero convincente, con quale dinamica il ragazzo dall’Italia abbia potuto raggiungere Tunisi, giusto in tempo per congiungersi con i presunti compagni estremisti, e quindi tornare nuovamente nella penisola, appena dopo l’attentato.

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