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Gli Stati Uniti accusano FCA di violare le norme sulle emissioni. Marchionne replica:"Non c'è nessuna violazione. Sarebbe da stupidi"

Il gruppo FCA ora rischia una sanzione di 4,6 miliardi di dollari e ieri il titolo è crollato in borsa

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Il Dieselgate Volkswagen

Era il 18 settembre 2015 quando lo scandalo “dieselgate” colpiva pesantemente la casa automobilistica tedesca Volkswagen . L’Agenzia di Protezione Ambientale (EPA) statunitense aveva contestato al colosso dell’auto tedesca la violazione del Clean Air Act , ovvero la normativa federale Usa sulla qualità dell’aria. L’Epa accusava la Volkswagen di aver falsificato i dati relativi alle emissioni inquinanti delle auto con motore Diesel TDI grazie ad un software installato sulle auto che dovrebbe proprio controllare e ridurre le emissioni. Pochi giorni dopo l'annuncio delle violazioni furono gli stessi vertici dell'azienda ad ammettere le violazioni e le conseguenze economiche per la casa automobilistica furono notevoli: oltre al danno di immagine la VW fu costretta a ritirare o modificare le auto già vendute nel mondo e annunciò centinaia di esuberi tra i lavoratori. 

Le accuse dell'Epa a Fiat

Ieri, un'accusa simile è stata rivolta al gruppo Fiat Chrysler Automobiles. L’EPA ha contestato all’azienda guidata da Marchionne di aver installato su diversi modelli di auto un software che consente ai motori diesel di emettere inquinanti al di sopra delle soglie consentite dalla legge americana. Il numero dei veicoli fuori norma si aggirerebbe sui 104 mila e riguarderebbe i modelli Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram. Il gruppo FCA ora rischia una sanzione di 4,6 miliardi di dollari e in borsa il titolo ieri è crollato. A Wall Street i titoli FCA sono hanno perso il 18,39% arrivando 9,05 dollari per azione mentre a Milano il gruppi ha chiuso le quotazioni in calo del 16% con le azioni a 8,8 euro.

Fca e Marchionne respingono le accuse

Molto dura la reazione dell’Amministratore Delegato di FCA Sergio Marchionne secondo il “non c’è nulla il comune fra il caso Volkswagen e quello Fca”. “Per quanto conosco questa società, posso dire che nessuno e' così stupido' da cercare di montare un software illegale” ha proseguito l’AD, il quale ha poi insinuato che le accuse contro Fiat sono il frutto dello scontro politico negli Usa. ''Spero – ha infatti detto Marchionne - non sia una conseguenza di una guerra politica fra l'amministrazione uscente e quella entrante''.

Nella nota stampa emessa ieri, la controllata americana di FCA respinge ogni accusa e si dice “contrariata dal fatto che l’EPA abbia scelto di emettere una “notice of violation” in merito alla tecnologia di controllo delle emissioni impiegata nei motori diesel leggeri da 3.0 litri, modelli 2014-2016, della società”. “FCA US  - continua la nota - intende collaborare con l’Amministrazione subentrante per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l’EPA ed i clienti di FCA US sul fatto che i veicoli diesel della società rispettano tutte le normative applicabili”. Tuttavia, nel comunicato FCA ammette che da mesi erano in corso discussioni con l’EPA su problemi relativi alle emissioni. “FCA US – si legge infatti nella nota - ha speso mesi nel fornire una mole di informazioni all’EPA e ad altre autorità governative e in diverse occasioni ha cercato di spiegare le proprie tecnologie di controllo delle emissioni ai rappresentanti dell’EPA. FCA US ha proposto diverse iniziative per risolvere le preoccupazioni dell’EPA, incluso lo sviluppo di estese modifiche del software delle proprie strategie di controllo, che potrebbero essere immediatamente applicate nei veicoli in questione, per ulteriormente migliorarne le prestazioni in termini di emissioni”. Concludendo FCA US ha detto di voler incontrare quanto prima i vertici EPA e i “rappresentanti della nuova amministrazione, per dimostrare che le strategie di controllo di FCA sono giustificate e pertanto non costituiscono “defeat devices” in base alla normativa applicabile e risolvere prontamente la questione”.

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