Il Governatore Visco: occorrono più investimenti per le imprese italiane

Intervento del Governatore della Banca d’Italia durante un convegno all’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma

pubblicato il 23/03/2015 in Economia da Michele Marchese
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Michele Marchese

Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto in mattinata al convegno ‘La storia dell’IRI e la grande impresa oggi’, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma.

‘Oggi, in Italia, l’azione pubblica di promozione della competitività delle imprese e della crescita economica deve soprattutto rivolgersi a migliorare le condizioni generali di contesto per l’attività di impresa anche attraverso regole certe e stabili, garantire una efficace tutela della legalità e del rispetto dei contratti, costituire un fermo presidio di concorrenza in tutti i mercati’, ha affermato il governatore Visco, secondo il quale non si è dato impulso a quelle imprese che, dopo l’introduzione della moneta unica, ‘avevano mostrato di saper raccogliere la sfida della moneta unica’.

In questo contesto la mancata produzione di riforme strutturali necessarie ‘ha amplificato gli effetti sulla nostra economia degli shock della crisi finanziaria globale e della crisi dei debiti sovrani nell’area dell’euro’.

Le imprese italiane sono risultate essere, quindi, più esposte ‘alla concorrenza di quelle delle economie emergenti più di quanto sia accaduto agli altri principali paesi europei’, a tutto svantaggio dell’occupazione, della produzione, dei prezzi e dei margini di profitto. A ciò si aggiunge, sempre secondo il governatore Visco, la bassa tendenza ad utilizzare, in modo più vigoroso, nuove tecnologie unitamente a manodopera sempre più specializzata.

‘L’intervento pubblico a sostegno dell’innovazione può assumere anche forme più indirette. Il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo, diffuso in gran parte delle economie più avanzate e da poco introdotto anche in Italia, è considerato una misura efficace, in quanto semplice, automatica e non discrezionale, nel sostenere lo sforzo innovativo delle imprese già esistenti. In Italia occorre ancora rafforzare la parte iniziale della filiera dell’innovazione, quella cioè che consiste nel trasformare idee innovative di singoli in progetti imprenditoriali di successo’.

Secondo il Governatore della Banca d’Italia alcuni ostacoli reali per il buon funzionamento delle imprese sono rappresentati da ‘risposte lente e non omogenee della Pubblica amministrazione’, da ‘ritardi della giustizia civile’, da una ‘regolamentazione eccessivamente restrittiva in alcuni comparti dei servizi’, dal ‘funzionamento insoddisfacente del mercato del lavoro’, da un ‘declino del sistema di istruzione’.

Cosa occorre per armonizzare la crescita delle imprese italiane e determinare un ritorno più corposo degli investimenti esteri? Per Visco le risposte sono ‘l’affermazione della legalità, la garanzia della sicurezza personale, la difesa della qualità dell’ambiente’.
Necessaria, inoltre, una trasformazione dell’economia italiana. ‘Le vicende della lunga crisi di questi anni hanno reso evidente come la struttura finanziaria delle imprese italiane soffra di due gravi debolezze: la preponderanza del debito rispetto al capitale e la dipendenza eccessiva dal credito bancario’. ‘Nei paesi avanzati lo strumento prevalente con cui le imprese finanziano gli investimenti è il capitale, soprattutto perché il capitale di rischio non può essere sostituito dal debito nel finanziamento di progetti con grande contenuto di innovazione, caratterizzati da elevata incertezza, forti asimmetrie informative e rendimenti molto differiti nel tempo’.

‘Le banche italiane hanno resistito alla prova difficilissima di una fase recessiva durata oltre sei anni. La crisi lascia però un’eredità molto pesante in termini di crediti inesigibili da imprese uscite dal mercato o in gravi difficoltà, che appesantiscono i bilanci e limitano la capacità di erogare nuovi finanziamenti a imprese sane e vitali’. Lo Stato dovrebbe dare impulso a liberare quelle risorse necessarie per rinvigorire le imprese, sempre nell’ottica della disciplina europea in materia di concorrenza.

‘Vi sono, dopo molti anni di crisi, segnali di miglioramento delle condizioni macroeconomiche nell’area dell’euro e in Italia’, conclude Visco, secondo il quale la variabile decisiva è rappresentata dagli investimenti.

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