La Cina svaluta la propria moneta e le borse di tutto il mondo tremano

Seconda svalutazione in 24 ore : Yuan giù di un altro 1.62%.

pubblicato il 12/08/2015 in Economia da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

Gli obiettivi sono rilanciare l'export e frenare anche il deflusso di capitali, per questo  la banca centrale cinese - People's Bank of China - ha deciso di svalutare di nuovo lo yuan dell'1,62% sul dollaro, dopo una prima svalutazione del 1,9% avvenuta ieri. Ad oggi il tasso di cambio è di  6.3306 contro la VALUTA americana.

In Cina si registrano dati negativi sui consumi, sulle immatricolazioni, sugli INVESTIMENTI e sull'import sulla produzione industriale, secondo i dati dell'Ufficio di statistica, è cresciuta del 6%, in frenata rispetto al +6,8% di giugno e meno del +6,6% atteso dagli analisti. Da inizio anno gli INVESTIMENTI in attività immobilizzate sono saliti dell'11,2%, il passo più lento dal 2000. Calo dell'export , esportazioni crollate dell'8,3% a luglio, e un calo annuale del 5,4% dell'indice dei prezzi alla produzione.

Inizialmente  la banca centrale cinese  ha provato a cambiare rotta emettendo denaro e  tagliando i tassi, abbassando però così il ritorno sugli asset in yuan e favorendo una fuga di capitali che il prossimo rialzo dei tassi della Fed Usa avrebbe solo intensificato. La seconda soluzione poteva essere una svalutazione ancora più massiccia del cambio ma questo avrebbe  portato alla chiusura di molte aziende  cinesi con debito in dollari. E’ stata quindi scelta una strategia più graduale , una mossa definita "deprezzamento straordinario" "una tantum"  per ovviare al fermo dell’economica nel paese.


La Banca ha però chiarito che da ora in avanti il cambio  terrà più conto dei meccanismi di mercato aprendo quindi la strada a un ulteriore deprezzamento. Questa mossa rischia di far scatenare una guerra delle valute sono scese infatti anche le monete di Australia, Sud Corea e Singapore e a risentirne per primi i prezzi delle materie prime che sono crollati. petrolio e minerali e a risentirne anche i produttori di beni di lusso: auto, moda e gioielli. In  Europa cresce la sfiducia nell’economia globale anche se il Pil della Germania, secondo le stime, è salito dello 0,5% nel secondo trimestre
 

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