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Istat, pagelle col segno più e qualche meno

Disoccupazione ai minimi da tre anni

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La fame c’è sempre, ma qualcosa in più, da mettere sotto i denti, adesso si trova.

Parliamo, naturalmente della fame di lavoro, che in Italia, stando all’Istat, negli ultimi tempi si è leggermente “calmata”. Il tasso di disoccupazione, infatti, in base ai dati dell’istituto statistico, nel mese di ottobre si è attestato all’11,5%,  arrivando così al livello più basso da tre anni, cioè da dicembre 2012. Nel computo su base annua, il numero degli occupati aumenta dello 0, 3% rispetto al 2014 (75.000 unità), e pazienza se, su base mensile, da settembre a ottobre si sono perse 39.000 unità, costituite perlopiù da lavoratori autonomi (-0,2% nel passaggio da un mese all’altro). Da gennaio 2013, poi, è in aumento progressivo il numero degli occupati ultracinquantenni (+13,9%, 900.000 unità in più).

Capitolo consumi e varie. Nel terzo trimestre del 2015 (luglio-settembre) la spesa per i consumi finali (cioè quella delle istituzioni per beni e servizi destinati alla comunità) è cresciuta dello 0,4%; la stessa quota percentuale ha invece il segno meno per quello che riguarda gli investimenti fissi lordi (cioè l’acquisto di beni materiali durevoli effettuati da un’azienda o un’impresa), e questo in raffronto al trimestre precedente (aprile-giugno). Intanto la spesa delle famiglie tocca il punto più alto da circa 4 anni, aumentando di un minuscolo (ma solo statisticamente) 1,1% rispetto al 2014. Import/export: gioie e dolori. Se infatti l’immissione di prodotti dai mercati esteri aumenta dello 0,5%, la capacità di “conquista” del mondo da parte del nostro prodotto  cala allo 0,8%.

Prodotto interno lordo: sempre nell’ambito del terzo trimestre, sale allo 0,2% quello congiunturale (cioè quello che è calcolato sulla base del confronto col trimestre precedente), e allo 0,8 quello tendenziale (ossia quello calcolato sulla base del confronto con il periodo di tempo equivalente dell’anno prima). 

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