Canto Finale: il nuovo film di Riccardo Sesani

Roma: Multisala Jolly 30 Giugno 2016

pubblicato il 28/06/2016 in Interviste da Concita Occhipinti
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Concita Occhipinti

Un regista dalla carriera intensa. Un vero conoscitore del cinema da quarant'anni a questa parte. Oggi all'ultima fatica artistica

Intervista al regista Riccardo Sesani

Una lunga carriera nel mondo del cinema come regista e sceneggiatore. Quanti anni sono con esattezza?

La mia carriera nel mondo del cinema inizia nel 1971 come assistente volontario alla regia nel film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi.

Cos’è cambiato nell’arco di 40 anni a questa parte nel mondo del cinema?

In pratica è cambiato tantissimo, soprattutto con l'arrivo del digitale che ha permesso di avvicinarsi al nostro mondo del cinema a chiunque abbia in mano una qualsiasi telecamera, senza più il rispetto che avevamo noi quando avevamo iniziato, della pellicola e senza tener conto che con qualsiasi mezzo tu ti esprimi la grammatica rimane sempre la stessa.

Hai cambiato genere di film o sei rimasto sulla stessa scia?

In linea di massima ho toccato tutti i generi tenendo presente che essendo io un musicista, figlio di musicista prestato al cinema, ho fatto mia la massima del grande Charlie Chaplin che diceva che "la musica è l'elemento fondamentale ed indispensabile per qualsiasi forma di spettacolo".

Pensi che oggi le istituzioni siano vicine al mondo del cinema valorizzando l’arte in sé?

Assolutamente no. Le istituzioni tengono in maggior considerazione solo l'aspetto economico finanziario dei progetti, e anche qui prendo come insegnamento una massima nel mio professore di Storia e critica del cinema all'Università, professor Luigi Chiarini, uno dei fondatori del centro sperimentale di cinematografia e della mostra internazionale del Cinema di Venezia che sosteneva dicendo che: "il film è arte, il cinema no".

In questo film cosa distingue dagli altri che hai prodotto?

Questo ultimo film è ispirato ad una storia vera e come dicevo prima (essendo io un musicista prestato al cinema) le coordinate che mi hanno fatto da base a questo racconto, sono quelle del melodramma, quindi più vicine ai film anteguerra di Raffaello Materazzo che non a quelle di impegno civile del mio maestro Damiano Damiani, tenendo presente come scrisse in una sua composizione il grande Igor Stravinski al posto delle note di due battute.

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