Rai, storia triste del Piano Industriale: tanto sbandierato, sempre rinviato e (forse) mai attuato

Posticipato a dicembre per l'emergenza coronavirus, il progetto dell'Ad Rai Fabrizio Salini potrebbe non vedere mai la luce

pubblicato il 23/04/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Fabrizio Salini, Ad Rai

Fin dal suo insediamento a Viale Mazzini nel luglio 2018, l’Amministratore Delegato Rai Fabrizio Salini (in quota M5s – Rocco Casalino, Luigi Di Maio & Vincenzo Spadafora) ha fondato il fiabesco racconto della sua gestione sulla formula magica “piano industriale”, un ambizioso progetto che avrebbe dovuto svecchiare il Servizio Pubblico Radiotelevisivo accompagnandolo per mano in un roseo e mirabolante futuro. Simile a un mantra sciamanico, le due parole erano snocciolate dall’Ad in ogni conferenza stampa, apparizione televisiva, intervista, corredate da elencazioni entusiastiche di favolose possibilità che si sarebbero di lì a poco dipanate per la Rai.

Oggi, quasi due anni più tardi, la formula magica di cui sopra viene pronunciata sottovoce, se enunciata tout court, con la stessa convinzione e la stessa efficacia dell’A Mosca! A Mosca! delle sventurate tre sorelle di Anton Čechov, che alla fine del quarto e ultimo atto del dramma omonimo a Mosca non hanno mai messo piede, né mai lo metteranno.

Oltre a cozzare contro gli scogli del malcontento dei dipendenti Rai (dagli alti dirigenti in giù) e a navigare a vista nei pericolosi gorghi politici, Fabrizio Salini si è progressivamente inimicato tutti i partiti – in primis i suoi pentastellati danti causa - tentennando sulle nomine e impiegando mesi e mesi a cambiare le direzioni delle tre reti principali dopo aver annunciato più volte il repulisti post-caduta del governo giallo-verde. A tutt’oggi con le direzioni dei Tg ancora da riassegnare, in Rai permane l’assetto precedente all’insediamento del governo M5s-Pd, con la Lega ancora egemone malgrado sia ormai all’opposizione nel Paese e con il Pd (e non solo) più agguerrito che mai nel chiedere la testa dell’Ad.

La stessa task force Rai anti coronavirus, diretta dall’uomo di fiducia di Salini, Alberto Matassino anch’egli coinvolto nel progetto del “piano industriale”, altrettanto sbandierata in maniera altisonante, ha prestato il fianco più volte con scelte inspiegabili che hanno inciso negativamente sugli ascolti televisivi, con la prima serata vinta da Mediaset e l’Ammiraglia Rai in crisi nel prime time. Lo stesso Fiorello con Viva RaiPlay non ha dato i risultati sperati.

Il lockdown da emergenza coronavirus ha congelato e cristallizzato lo status quo, impedendo la defenestrazione nell’aria nel periodo precedente il 9 marzo, ma il rinvio al dicembre prossimo dell’implementazione del “piano industriale” e lo stop alle superdirezioni non fanno sperare in un ritorno in auge del progetto, la cui scadenza assieme a quella del CdA – per aggiungere un altro triste tassello a questa storia triste - è pianificata per il non esattamente lontanissimo luglio 2021.

Tanto sbandierato e sempre posticipato, l’ambizioso piano industriale di Fabrizio Salini potrebbe finire per non essere (forse) mai attuato.

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