Coronavirus, si chiude (?) la deludente Fase 1 della Rai. Anzaldi (Iv): "Servizio Pubblico sia adeguato al canone che siamo costretti a versare"

Dopo un pavido periodo fatto di eterne repliche, ci si aspetta che la Rai affronti la Fase 2 con più attenzione alle esigenze dei telespettatori

pubblicato il 03/05/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Marcello Foa e Fabrizio Salini

Per parlare di Rai, occorre partire dalle opinioni dei dipendenti, ovvero di coloro che vivono l'azienda dietro le quinte, nei corridoi, fuori delle segrete stanze e che davvero sanno "che aria tira" a Viale Mazzini. Parliamo ancora una volta del blog Bloggorai, le cui rivelazioni e analisi fanno tremare i poteri costituiti nell'azienda del Servizio Publico Radiotelevisivo. Mentre stanno per allentarsi le restrizioni del lockdown - con tutte le difficoltà del caso - ecco che qualcuno fa notare che, per la Rai, non si è neanche capito come sia stata gestita la Fase 1. 

Scrive Bloggorai nel suo più recente post: "La Fase 2 della Rai ? Ancora non  è chiaro come si svolta la Fase 1.  Rivedo il “film”di questi due mesi dove sappiamo per certo che sono aumentate più o meno 5 milioni le persone che mediamente vedono più  televisione di prima. Ma cosa hanno visto oltre le repliche e l’esaurimento dei programmi già registrati prima del Covid? Ha fatto notizia (sic) il programmino di Rai Play con il diario della bicicletta di Jovanotti  (doppio sic). Ha fatto notizia la cronaca della fine annunciata del Piano Industriale con quel poco di buono che comunque proponeva (canale inglese e istituzionale). Si è detto, con malcelato entusiasmo  che è stata creata una Direzione nuovi Format: ne avete sentito parlare? È stata proposta qualche nuova idea? Ha fatto notizia la creazione della Task Force sulle Fake News e ne avessimo sentita svelata una, ne avessimo sentito un report, un’analisi delle notizie di questi ultimi due mesi che pure non sono mancate".

Quanto alle repliche, è sotto gli occhi di tutti il disastro del sabato sera con i trionfi di Canale 5 con Ciao Darwin e sull'Ammiraglia il naufragio delle serate di Roberto Bolle e - ieri - Fiorella Mannoia, arrivata a un misero 12.8% di share. Fu una nostra battaglia quella che insisteva sull'inanità delle rilevazioni Auditel in periodo di Coronavirus, ma sono pur sempre una spia del gradimento del pubblico, e se - all'aumento della platea televisiva - lo share diminuisce qualcosa dovrà pur significare. 

Bloggorai cita anche Michele Anzaldi, Deputato di Italia Viva nonché Segretario della Vigilanza Rai, che - sulla trattazione del Primo Maggio da parte del Servizio Pubblico - così si è espresso: "La Rai è l’unica azienda in Italia a non aver subito alcun danno dal lockdown per il Coronavirus (anzi ha guadagnato dai risparmi sullo Sport). Anche per questo ci saremmo aspettati molteplici iniziative che avrebbero arricchito tutti noi sulla storia del Primo Maggio. [...] Peccato, veramente peccato, ma nessuno ci può impedire di sognare un servizio pubblico davvero adeguato al canone che siamo costretti a versare. E sopratutto nessuno ci può vietare di sognare, dai Dpcm alla Rai,  un‘Italia migliore”. In ultima analisi, il blog sottolinea l'assenza della Rai dalla classifica di Prima Online relativa ai media più attivi sui social nel mese di marzo. Grande assente fra i primi quindici, fra cui fanno invece bella mostra di sé Sky e Mediaset. E perfino GialloZafferano...

La chiara e circostanziata analisi di Bloggorai rispecchia quelle che l'autore di questo articolo ha espresso più volte relativamente all'attuale amministrazione di Viale Mazzini: annunci mirabolanti di nascite di task force (il gergo militare fa sempre il suo effetto), le cui azioni restano poi a livello di annuncio; pavidità e tentennamenti e ricorso smodato al repertorio e alle teche, rifugiandosi quindi in un glorioso passato, per paura (o forse incapacità) di affrontare il presente e il futuro; sensazione di stasi in perenne attesa di qualcosa, nell'amletica aspettativa dell'ipotetica alba di un nuovo giorno... senza rendersi conto di essere ormai al tramonto. 

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