Nomine Rai: Orfeo al Tg3 trionfa sui grillini e l'Ad Salini fa tabula rasa di donne alla guida di reti e Tg

Dopo mesi e mesi di veti, l'ex Dg della Rai diventa direttore del notiziario della Terza Rete. Teresa De Santis a RaiCom e Maggioni insidia Vespa

pubblicato il 15/05/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Mario Orfeo, nuovo direttore del Tg3

Le nomine Rai attese dal settembre 2019 per riequilibrare l'assetto dell'informazione pubblica dopo la caduta del Governo giallo-verde e l'avvento del Governo giallo-rosso arrivano infine a metà maggio del 2020, in piena emergenza Coronavirus, segnando in prima battuta la vittoria di Mario Orfeo - malgrado la carica assegnatagli, come commenta il Segretario della Vigilanza Michele Anzaldi sia, vista la sua carriera e le sue competenze, una diminutio.

Osteggiato dal M5s fin dall'inizio, il nome dell'ex Dg era sempre stato la vexata quaestio in tutte le varie tappe della sofferta seconda tappa della riassegnazione delle cariche direttive di Tg, reti e partecipate che fanno capo a Viale Mazzini. Dopo tanti mesi di rinvii e nulla di fatto per evitare che Orfeo andasse al Tg3, i grillini hanno dovuto obtorto collo ingoiare il rospo in cambio del salvataggio del traballantissimo Giuseppe Carboni alla guida del Tg1. Tanto rumore per nulla, insomma, come spesso capita con i pentastellati.

A parte il trionfo personale di Orfeo, che spedisce idealmente ai grillini l'augurio fondativo del Movimento (indizio: inizia con la V e finisce con la O), per quanto riguarda Reti e notiziari televisivi del Servizio Pubblico l'Ad Fabrizio Salini fa tabula rasa di donne. Non soltanto infatti defenestra Silvia Calandrelli approdata a Rai3 dal gennaio 2020 e già fatta fuori a favore di Franco Di Mare che diventerà al suo posto direttore della Terza Rete, ma sposta anche Giuseppina Paterniti dalla guida del Tg3 sostituita per l'appunto da Orfeo. La Paterniti andrà all'ex Verdelli, mentre la Calandrelli si occuperà di RaiCultura che annovera in seno anche Scuola e Storia. Contando che, sul fronte di RaiCom, Angelo Teodoli diventerà Ad della partecipata, si capisce come - assieme alla nomina di Di Mare a Rai3 - questo sia un piazzamento dovuto al tramonto definitivo del piano industriale, che nel caso in cui si fosse implementato avrebbe visto i due professionisti al timone di una superdirezione. 

Ricapitolando, Rai1 e Tg1 sono guidate rispettivamente da Stefano Coletta e Giuseppe Carboni; Rai2 e Tg2 da Ludovico Di Meo e Gennaro Sangiuliano; Rai3 e Tg3 da Franco Di Mare e Mario Orfeo. Sei cariche per sei uomini. Donne non pervenute, almeno al timone delle tre Reti e dei tre Notiziari Rai principali. 

Quanto alle altre "quote rosa", oltre alle succitate Calandrelli e Paterniti, in qualità di Presidente di RaiCom approderà Teresa De Santis, altra donna eliminata dall'Ad Salini che le requisì la guida di Rai1 a metà gennaio 2020 - a sole due settimane dal Festival di Sanremo - in un tripudio di cinismo senza precedenti. Una carica prestigiosa seppur simbolica, quella affidata all'ex direttrice della Prima Rete, che dovrebbe sopirne le intenzioni di fare causa all'azienda. A RaiCom, de Santis ritroverà quindi il suddetto Teodoli, che ella sostituì alla guida di Rai1, un'accoppiata che solo la perfidia di Salini poteva orchestrare, visti i rapporti fra i due. Un'altra donna, Simona Sala, va invece alla guida del Gr al posto di Luca Mazzà. Monica Maggioni, lasciando il ruolo di Ad di RaiCom, tornerà invece al giornalismo televisivo con un programma il lunedì in seconda serata su Rai1 al posto di Franco Di Mare e del suo Frontiere. Ora che il contratto di Bruno Vespa è in scadenza, la giornalista pensa forse di soffiargli il posto sull'Ammiraglia? Vedremo.

Oltre alla questione del gender gap, ci si domanda, alla luce di queste nomine, che senso abbiano avuto mesi e mesi di veti da parte del M5s se alla fine il "grande nemico" Orfeo ha finito per occupare la poltrona di direttore del Tg3 che i grillini volevano negargli a tutti costi, bloccando di fatto per molto tempo il riequilibrio dei rapporti di forza a Viale Mazzini dopo il cambio di maggioranza a Palazzo Chigi. Un riequilibrio in ultima analisi soltanto parziale, visto che la Lega continua a spopolare a Viale Mazzini e il Presidente Marcello Foa governa di fatto l'azienda del Servizio Pubblico.

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