When Dostoevskij Meets Pasolini: Domenico Iannacone's Che Ci Faccio Qui Is the Best Tv Show in Italy

pubblicato il 23/06/2020 in Mediatech da Marco Zonetti
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Marco Zonetti
Domenico Iannacone, Che ci faccio qui su Rai3

Italian Tv has a feather in its cap. Sure enough, no other tv show can combine Pier Paolo Pasolini's "philosophy" of the suburbs and Fëdor Dostoevskij's honest depiction of the Poor, without ever lapsing into mushy sentimentality. 

We're talking about Che ci faccio qui, a docuseries broadcast by Rai3 and hosted by Domenico Iannacone, who also writes and directs the show produced by Gregorio Paolini's Hangar. The title of the show means "What am I doing here", without the question mark, because each episode tells the real stories of extraordinary people who try and improve other people's lives or themselves in socially deprived areas. Iannacone's approach to "good Samaritans", or to socially disadvantaged people struggling to make a living, is never corny; like a Wim Wenders's angel he delicately "touches" his "objects of interest", while deeply exploring at the same time all aspects of any issues he faces: from Massimo Vallati's "calcio sociale" (social football) in Corviale, one the most impoverished Roman suburbs; to poet Franco Arminio's reports on deserted southern Italian villages; to publisher Marcello Baraghini's "available-to-all" books, just to name a few.

Iannacone profoundly respects his "neighbor" - and the viewers, as well - and shapes a little big Tv "jewel" once a week, and with really good ratings, too. Currently the best Tv show in Italy and one of the (very few) reasons for paying the Italian television tax. 

La tv italiana ha un fiore all'occhiello. Nessun altro programma televisivo, infatti, sa coniugare la "filosofia" delle periferie di Pier Paolo Pasolini con il ritratto sincero che Fëdor Dostoevskij dipinse della povertà, senza mai scadere nello stucchevole sentimentalismo.

Stiamo parlando di Che ci faccio qui, una docuserie trasmessa da Rai3 e condotta da Domenico Iannacone, che inoltre scrive il programma prodotto dalla Hangar di Gregorio Paolini e ne cura la regia. Il titolo è senza il punto interrogativo, perché ciascun episodio racconta le storie vere di uomini e donne straordinari che cercano di migliorare le vite degli altri o le proprie in aree socialmente disagiate. L'approccio di Iannacone ai benefattori o ai più deboli che lottano per sbarcare il lunario non è mai stucchevole; come un angelo di Wim Wenders, egli "tocca" delicatamente il suo "oggetto d'interesse", esplorando al tempo stesso a fondo ogni aspetto della questione che affronta, dal "calcio sociale" di Massimo Vallati a Corviale, una delle periferie più disastrate di Roma; ai resoconti del poeta Franco Arminio sui paesi abbandonati del Sud Italia; ai libri "accessibili a tutti" dell'editore Marcello Baraghini, solo per citarne alcuni.

Iannacone rispetta profondamente il suo prossimo - nonché i telespettatori - realizzando ogni settimana un piccolo grande gioiello televisivo, e con grandi ascolti per giunta. Attualmente il miglior programma in onda in Italia e una delle (pochissime) ragioni per pagare il canone. 

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