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Quentin Tarantino, il regista cinefilo per eccellenza (parte seconda)

Un' immensa passione per il cinema di tutto il mondo e un amore sconfinato per il cinema

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Dopo il notevole e meritato successo ottenuto con le “le iene”, Tarantino entrato ormai a far parte direttamente dalla porta principale del grande palazzo dello “Star System”, pote concepire in piena operatività di uomini e mezzi il suo più grande “gioiello” senza tempo, il film che ha incendiato un intera generazione, il più grande evento cinematograficamente sociologico degli ultimi 23 anni, ovvero l'irripetibile: “Pulp Fiction”. Un grande cast di attori consumati come: John Travolta, Uma Thurman, Harvey Keitel, Bruce Willis, Samuel L.Jackson, Tim Roth e tanti altri per interpretare un gangster-movie coi fiocchi, dove al suo interno vi è un intero mondo di citazionismo omaggiante del grande cinema di genere di sempre.

Un esempio classico e la rappresentazione in chiave Tarantiniana del “triello”, ovvero il tenersi sotto tiro con arma da fuoco come nel capolavoro del nostro Sergio leone:”Il buono, il brutto e il cattivo”, che lo stesso Quentin mette al primo posto nella sua personale classifica dei suoi film più amati di sempre. Questo tipo di inquadratura, ripresa da diversi punti di visione dall'occhio della macchina da presa viene denominata in gergo tecnico:”Mexican standoff”; allo stesso tempo ”Pulp fiction” e l'esaltazione del “Flashback” e del “Piano sequenza” tutte tecniche cinematografiche che vengono elaborate e rigorosamente marcate dal regista in un tripudio di violenza, humor, azione e grande senso estetico. La scena del ballo tra la Thurman e Travolta è uno dei più grandi omaggi al mondo del cinema che sia mai stato fatto; l'eroina che sposa la cocaina (in quanto i due protagonisti sono due consumatori abituali di queste potenti e devastanti droghe)in un balletto esaltante sulle note di un famosissimo twist di Chuck Barry.

Tarantino scompone il suo film in quattro episodi e li mescola in maniera temporanealmente scorretta per dare allo spettatore alla fine dell'ultima esaltante scena del film, il gusto di ricomporlo nella maniera giusta all'interno della sua mente. L'opera è assolutamente geniale e come se non bastasse si avvale di una colonna sonora da urlo che venderà milioni di dischi e cd in tutto il mondo. Visivamente il film ha un impatto enorme e gli schermi dei cinema di tutto il mondo ringraziano vivamente; Tarantino trionfa con la “Palma d'oro” al Festival di Cannes, vince l'Oscar per “La miglior sceneggiatura originale”, il Golden Globe per la “Miglior sceneggiatura” e il David di Donatello come “Miglior film straniero”. Senza dubbio il 1994 sarà ricordato grazie a “Pulp Fiction” per uno degli anni cruciali e di svolta del cinema mondiale di sempre; lo stesso John Travolta si rilancerà alla grande nel mondo di celluloide dopo anni di “sottobosco” cinematografico dai tempi dell'enorme successo ottenuto alla fine dei settanta e inizio ottanta con i suoi indimenticabili musical come: ”La febbre del sabato sera”, “Grease” e “Staving Alive”.

 L'anno successivo Tarantino lavorerà ,insieme ad altri affermati registi di cinema di genere, ad un importante progetto rimasto in sospeso anni prima; ecco quindi che arriva nelle sale: “Four rooms”. La pellicola è un film ad episodi condiviso insieme ad altri tre registi, tra cui l'amico fedele Robert Rodriguez, dove ognuno dei quattro autori dirigerà il proprio racconto; Quentin firmerà la regia dell'ultimo episodio “L'uomo di Hollywwod” nel quale il registà omaggerà “L'uomo del sud” un episodio della famosa serie televisiva degli anni sessanta “Alfred Hitchcock presenta”. Il soggetto dello stesso narra la scommessa assurda e bizzarra di tre amici ubriachi che chiedono al portiere d'albergo( un bravissimo Tim Roth) di tagliare il dito del malcapitato scommettitore nel caso non riesca nell'intento di accendere il suo accendino per ben 10 volte di seguito. L'elemento del dito è uno dei simboli feticisti del cinema Tarantiniano che ritroveremo in tante altre sue pellicole; il quarto e ultimo episodio di “Four rooms” è sicuramente il più riuscito, ma il film non ebbe il successo sperato, anzi fu un mezzo flop di critica e botteghino. 

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