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Ingiusta detenzione sul caso Petrilli. Mazzocca chiede incontro al Ministro Orlando

L'intervento del sottosegretario alla Presidenza abruzzese

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Proviene dal Sottosegretario alla Presidenza della Regione Abruzzo, Mario Mazzocca, l'appello che focalizza nuovamente l'attenzione sul noto caso di Giulio Petrilli: "Ridare giustizia a un uomo che ha subìto una grave violazioni dei suoi diritti. Una battaglia etica per garantire il risarcimento a tutte le persone colpite da ingiusta detenzione e ribadire, così, che le sentenze assolutorie vanno rispettate". Mazzocca, in una lettera indirizzata al Guardasigilli Andrea Orlando chiede un incontro al Ministro per valutare tutte le possibili soluzioni del caso.

Petrilli fu arrestato il 23 dicembre del 1980,  a 21 anni, con l’accusa di partecipazione a banda armata per presunto coinvolgimento nell’organizzazione terroristica Prima Linea.  Detenuto ingiustamente per sei anni, nel regime speciale riservato ai terroristi, è stato assolto dai giudici della Corte d’Appello. Un proscioglimento divenuto definitivo in Cassazione nel 1989. La sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione, prevista dalla legge, gli è stata però negata sulla base del I° comma dell’articolo 314 del Codice di Procedura Penale, che stabilisce la possibilità che venga negata la riparazione nel caso in cui l’imputato abbia dato “o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave”. “Il che significa, fuori dal linguaggio giuridico - spiega Mazzocca - che Petrilli si vede disconoscere un diritto in quanto avrebbe frequentato “estremisti”. 
Si tratta di una norma pericolosa che introduce nel nostro ordinamento il giudizio morale. A tal proposito, è stato presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge, a firma di otto parlamentari di Sel, per l’abrogazione di questo comma, contrario ai principi su cui si basa la nostra Costituzione.

Non possiamo, infatti - continua Mazzocca - farci paladini della libertà personale, intesa come bene primario, e, al contempo, non garantire alla persona danneggiata il diritto di essere risarcita allorché l’autorità giudiziaria commetta l’errore di negare questo principio con una detenzione ingiusta. Il caso di Giulio Petrilli deve offrire l’occasione per emendare un vulnus presente nel nostro codice giuridico. Anche se siamo consapevoli che nessun risarcimento economico potrà cancellare anni di sofferenza e di privazione della libertà”.

“Dobbiamo evitare – conclude il Sottosegretario - che storie come quella di Petrilli possano ripetersi ancora e minare nelle sue fondamenta l’edificio di giustizia e libertà nel quale crediamo e sul quale abbiamo fondato la nostra Carta costituente”

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