Marino: per Roma “scommessa” civica

“Partiti indegni di fare candidature”

pubblicato il 31/03/2016 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua

Nessuna fiducia nei partiti.

Specie alla solenne ombra del Cupolone. “Credo che in questo momento i partiti non abbiano più la dignità per esprimere una candidatura forte, credibile, in una città come Roma.” È quanto osserva non senza amarezza l’ex sindaco capitolino, ignazio Marino, nella cornice della presentazione del suo ultimo libro, Un marziano a Roma, bilancio e riepilogo della sua  esperienza da sindaco.

Nella sua riflessione, naturalmente, il “marziano”, che rompe gli argini nella sede della Stampa estera, non manca di includere lo stesso Pd, il partito che lo ha esaltato per poi scaricarlo. “Il Partito Democratico voleva che andassi da tutt’altra parte, ma se avessi seguito tutti i suoi consigli probabilmente sarei finito  in cella. E ora, magari, avrebbe preferito che sparissi, e invece sono qui.” Ai suoi supporters, però, dice chiaramente che non tenterà una nuova avventura elettorale, neanche con la compagnia di una lista o movimento civico. Sarebbe però pronto a puntare su un candidato progressista di provenienza civica

Ma ci saranno le prossime settimane per pensarci meglio: ora è tempo di togliersi i tanti sassolini dalla scarpa, tutti molto taglienti. Molti riguardano il rapporto con Renzi e il giudizio su di lui, in quanto leader del suo partito, ad esempio (Marino è ancora un militante del Pd, anche se non ha ancora rinnovato la tessera per il 2016):  “Roma bisognava sganciarla dalle lobby, e invece il premier preferisce sedere a tavola con esse”. Ma anche in quanto capo di governo:  “Mi ero concentrato inizialmente sul risanamento dei conti e nella seconda parte del mandato mi ripromettevo, con la mia giunta, di tornare ad investire. Purtroppo il governo Renzi, nel momento in cui avevo terminato l'opera di risanamento economico, ha ordinato ai consiglieri del Pd di dimettersi.

A stretto giro la risposta di via del Nazareno: “Roma ha già pagato un prezzo salato per le chiacchiere di Marino”, ha dichiarato Ernesto Carbone, “pretoriano” della segreteria del Pd. "Non lo inseguiremo nei suoi deliri. Vada pure in tribunale se ha qualcosa da dire. Tutto il resto sono parole che condiscono il meschino commiato di un uomo mostratosi incapace di governare la Capitale.” E Lorenzo Guerini, vice-segretario nazionale Pd, rincara la dose (e mette in conto una possibile querela): “Da Marino solo livore e parole offensive”.  

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