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Appalti Total, Woodcock: gestiti da comitato

Il pm interviene sull’abbraccio mortale tra politica e petrolio

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Una cupola distribuisci-appalti.

Più o meno all’indomani del caso Guidi, il secondo grande , imbarazzante inciampo del governo Renzi dopo il Banche-gate che ha visto coinvolto il padre della ministra Maria Elena Boschi (anche in questa vicenda, però, l’artefice della riforma della Costituzione appare direttamente coinvolta), fa sentire la sua voce il magistrato che dell’intreccio tra politica, affari e oro nero si occupava da un bel po’, praticamente dall’inizio del millennio.

Parliamo del vulcanico pm di Napoli (e già pm di Potenza), Henry John Woodcock, che, così recita il suo curriculum, già nel 2001, e poi ancora nel 2004 e nel 2008, aveva  condotto tre inchieste su quelli che gli atti giudiziari definivano “affari petroliferi”. Proprio Sulla base di queste sue frequentazioni indagative di lungo corso nella delicata materia, Woodcock afferma oggi che le assegnazioni degli appalti da parte della Total erano sapientemente pilotate,  in modo da programmarne e predefinirne gli esiti, da un potente “comitato d’affari”. Esso risultava costituito, secondo il magistrato raggiunto da La stampa, “dal management di Total Italia, da imprenditori, politici, pubblici ufficiali e faccendieri”. Il pm deplora inoltre come a Potenza si facciano tante inchieste, e quindi si riempiano e si accumulino tanti faldoni, ma poi alla fine si dia svolgimento a molti meno processi.

Riepiloghiamo il caso Guidi a beneficio dei lettori. La ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi, si è dimessa dal suo incarico, lo scorso giovedì 31 marzo, in seguito all’intercettazione di una sua telefonata avuta nel novembre 2014 col compagno, Gianluca Gemelli. In questa conversazione ella lo rassicurava circa il fatto che, anche per l’interessamento della Boschi, nella Legge di Stabilità sarebbe stato inserito un emendamento (già bocciato nel decreto Sblocca Italia) che andava incontro ai suoi interessi imprenditoriali nel ramo della costruzione e manutenzione di strutture petrolchimiche

Esso, infatti, con il beneplacito della Total, dava il via libera alla realizzazione di un impianto di raffinazione in Basilicata gestito dalla società francese, e conosciuto col nome di “Tempa rossa”: un impianto, che, com’è naturale, diventava automaticamente una commessa nelle mani di Gemelli e della sua azienda, che avevano urgentemente bisogno di nuove entrate. Fa onore alla Guidi, comunque, non aver tergiversato nel prendere una decisione dovuta nei confronti dei cittadini e degli elettori: deporre la guida del suo  dicastero senza polemiche né vittimismi.

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