Ballottaggio Milano, confronto tv Parisi-Sala

Dagli studi Sky della città milanese

pubblicato il 09/06/2016 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Sala-Parisi - Faccia a faccia negli studi Sky di Milano

Ahiahiahi dott. Parisi, mi è caduto sul Caravaggio!

Gianluca Semprini di Sky Tg24 non è Mike Bongiorno, ma il suo misurato imbarazzo (a cui ha per fortuna messo un argine la possibilità tecnica di verificare prontamente la risposta  del candidato) ha  comunque la stessa forza della celebre (ma secondo alcuni presunta) dichiarazione-gogna del conduttore italo-americano. Piccolo break culturale durante il confronto di ieri sera, negli studi Sky di Milano, tra i due candidati a sindaco rimasti in campo dopo la scrematura della prima fase, l‘ex commissario di Expo Giuseppe Sala (Pd)  e il manager Stefano Parisi (Forza Italia e centro-destra).

Un piccolo (ma importante) test per capire quanto i due aspirati alla massima poltrona di Palazzo Marino sanno di arte milanese (nel senso di "custodita a Milano"). Messo di fronte alla “Cena in Emmaus”, celebre dipinto caravaggesco conservato nella Pinacoteca di Brera, Parisi ha balbettato un po’, poi ha detto “Caravaggio” con molta insicurezza per poi escluderlo immediatamente. Per par condicio, bisogna dire che, in fatto di cultura generale meneghina,  Beppe Sala non se l’è cavata meglio: ha preso per Giacomo Balla  l’Umberto Boccioni di “Rissa in galleria” (altra opera d’arte conservata nella Pinacoteca di Brera).

Per il resto, a nostro modesto parere di telespettatori, un filino meglio  Parisi rispetto a Sala. Se non altro per la correttezza e il basso profilo; invece, al di là delle visioni programmatiche (ma sarebbe meglio dire punti di vista su problematiche generali urbane o soluzioni operative su questioni specifiche, come la chiusura del Leoncavallo e la proliferazione dei grattacieli, problematiche e questioni in cui Parisi  innesta le immancabili polemiche contro il governo), ci sembra che Sala abbia perso molti punti nel momento in cui ha attaccato frontalmente l’avversario, mostrando un’inutile sicumera. “Chi mi sta accanto è stato scelto ad Arcore in una riunione ristretta, io invece mi sono scelto da me e poi sono stato scelto dal 60% dei milanesi, perché sono Giuseppe Sala!”

Eppure, nonostante Sala sia Sala, non è riuscito a spuntarla al primo turno, come parecchi  pronosticavano. Invece, il fatto che la sua investitura non abbia altri marchi se non quello della sua stessa identità spiega almeno perché, nello studio di Sky, non avesse al suo fianco sostenitori di partito o comunque presenze testimoniali illustri del suo percorso professionale. Al contrario di Parisi, in favore del quale, a fare il tifo in mezzo al pubblico, c’era nientemeno che l’ex primo cittadino Gabriele Albertini (Forza Italia), di cui l’attuale candidato sindaco era stato city manager

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