Raggi: no alle Olimpiadi per i costi, non per la corruzione

Al Senato l’audizione della Sindaca che chiede i soldi al Governo per la città

pubblicato il 28/09/2016 in Politica da Luciano Mazziotta
Condividi su:
Luciano Mazziotta

“Non c’è alcun tipo di sostenibilità per questi eventi”. Parola della sindaca capitolina Virginia Raggi che motiva così il suo no alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024. Una sorta di definitiva pietra tombale messa oggi durante l’audizione in commissione Beni culturali del Senato. Sarebbero stati alcuni studi fatti già quando il Movimento Cinque Stelle era in opposizione in Campidoglio a convincere Raggi a non dar seguito alla delibera approvata dalla Giunta allora guidata da Ignazio Marino. “Evidenze storiche – ha aggiunto Raggi – ci dimostrano come gli investimenti che tanto il Comitato Olimpico Internazionale quanto i governi e le dovevano sostenere per ospitare i Giochi non erano mai ripagati dai ricavi, né contribuivano ad avere un legato futuro a beneficio della città”.

Il riferimento è alle opere incompiute di Atene, alle piste dei Giochi invernali di Boach Cesana, “ruderi veri e propri”. Ma anche, e qui l’affondo è diretto ancora una volta al presidente del Coni Giovanni Malagò, alle strutture per i Mondiali di nuoto a Roma “mai state aperte però costruite con soldi pubblici”. Comprese quelle vele di Calatrava che, aggiunge Raggi, “se solo oggi qualcuno ipotizzasse il loro smantellamento, questo costerebbe più del progetto di realizzazione”. Ma la sindaca torna anche sulla delibera del 2015: “La nostra posizione – ha continuato - è sempre stata molto chiara. Quando fu presentata al Cio la candidatura, noi quattro consiglieri M5S votammo contro”. E poi aggiunge: “In questi ultimi giorni si prova ad accostare il no alla candidatura a una presunta accusa di corruzione.

La corruzione a Roma è certificata dalla indagini di Mafia Capitale. Questo non è minimamente un tema preso in considerazione altrimenti dovremmo dire ‘chiudiamo Roma’. Noi dovremo estirpare la corruzione con l’aiuto dell’Anac ma sul fronte olimpico, alla luce delle evidenze dei costi, la Capitale non può permettersi di indebitarsi ulteriormente. Abbiamo un debito che nel 2008 ammontava a 2 miliardi: c’è una sanità che va verso la progressiva privatizzazione, si va verso la privatizzazione dei servizi essenziali e dovremmo indebitarci per ospitare una grande manifestazione di cui però beneficeranno in pochi? Sarebbe stato da irresponsabili dire di sì”. Quindi l’affondo finale: “Chiederemo al Governo di impegnare i fondi che pensava di investire per le Olimpiadi sulla città, a prescindere dai Giochi”. Pronta la replica per bocca del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: “Il Comune di Roma è quello più aiutato dallo Stato italiano grazie ai soldi per il Debito, fatto dai romani e pagato dagli Italiani. Se il Sindaco Raggi non riesce ad averne contezza può agevolmente chiedere al suo assessore al bilancio, o a chi per lui”. 

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password