Addio mostra di Manet: Chiara Appendino chiede la dimissioni di Patrizia Asproni

Chiara Appendino non ha intenzione di continuare con i progetti culturali del passato

pubblicato il 17/10/2016 in Politica da Ivan Matteo Marri
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Ivan Matteo Marri

Adieu Manet, il sindaco torinese vuole le  dimissioni della presidente della Fondazione Musei Patrizia Asproni, e l'ex primo cittadino Piero Fassino attacca: “Si smantella l'offerta culturale che negli ultimi anni ha cambiato il volto di Torino facendone una capitale di cultura”.

Rimarrà incompleto il ciclo di mostre dedicate ai grandi interpreti dell'impressionismo : Renoir, Monet e, appunto, Manet, data la notizia che la mostra prevista alla Gam per l'autunno prossimo non avrà più luogo. Motivo? Il logoramento dei rapporti con il capoluogo piemontese dopo il cambio di amministrazione, con la nuova giunta che non avrebbe manifestato l'intenzione di proseguire i progetti del passato e di quelli tra Fassino e l'ad di Skira (lsocietà organizzatrice dell'evento) Vitta Zelman.

E mentre l'esponente Pd ricorda su Facebook come “Appendino ha sempre contrastato i grandi eventi culturali e la Leon , assessore alla Cultura,  nelle sue esternazioni, ha dichiarato più volte che non avrebbe promosso grandi mostre”, il sindaco a cinque stelle torna all'attacco di Asproni, rea di non averla informata che la mostra di pittura non si sarebbe fatta: “E' La seconda volta che apprendiamo informazioni importanti riguardanti la Fondazione Torino Musei leggendo le dichiarazioni del presidente a mezzo stampa. Non è tollerabile perchè se fossimo stati interpellati come amministrazione avremmo potuto dare il nostro sostegno a una mostra che avrebbe completato la trilogia sulla pittura impressionista”.

Dalla Fondazione le accuse di mancata informazione vengono respinte, rimandando invece ai meccanismi di programmazione degli eventi in mano ai direttori dei singoli musei della Fondazione. Anche la pittura dà l'addio a Torino dopo il trasferimento del Salone Internazionale del Libro, due importanti chiusure nell'arco di una manciata di mesi che segneranno l'immagine della città.

“I torinesi vedranno ridotta l'offerta culturale – conclude Fassino – L'attrattività turistica si ridurrà, le attività economiche dell'indotto subiranno un colpo, le opportunità offerte dalla relazione con i grandi musei internazionali (Ermitage, Beauborg, Orsay, Guggenheim) verranno meno. La cosa più sconcertante è non capire che la cultura non è superflua né può essere considerata qualcosa di aggiuntivo. La cultura è un fattore costitutivo dello sviluppo. Le città del mondo investono oggi in cultura molto più di quanto facessero dieci anni fa. E senza andare lontano basta scorrere le mostre in programma a Milano e Genova per rendersi conto di quanto a Torino si stia consumando un errore che costerà caro alla città”.

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