PD, tutto rinviato alla direzione di martedì

Finisce così l’assemblea nazionale dei Democratici convocata all’hotel Parco dei Principi di Roma per decidere il futuro del partito

pubblicato il 19/02/2017 in Politica da Luciano Mazziotta
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Luciano Mazziotta

La direzione di martedì  nominerà la commissione per il congresso aprendo formalmente le procedure di convocazione delle assise. Ma l’impressione è la maggioranza Pd voglia percorrere fino in fondo la sua strada lasciando come lettera morta il tentativo a sorpresa di mediazione di Michele Emiliano, dopo giorni passati ad attaccare in lungo e in largo la segreteria Renzi, e andando in direzione della inevitabile scissione. 

Dopo l’incontro a tre della minoranza Emiliano-Rossi-Speranza, la riunione si è aperta con la presentazione delle dimissioni di Renzi al presidente Matteo Orfini preliminari alla convocazione delle assise. Il segretario ha fatto appello all’unità del partito ma si è anche rivolto a brutto muso alla minoranza del partito in pratica non facendo passi indietro. “Scissione – aveva detto – è una brutta parola, ma peggiore c’è solo il ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza”. E poi aveva aggiunto: “Non chiedetemi di non ricandidarmi”. Parole che non erano piaciute per niente ad Emiliano, Rossi e Speranza e facevano presagire i venti della ormai imminente divisione all’interno del partito quando spiazzando tutti proprio il governatore della Puglia ha detto di essere “a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno. Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui chiedendogli un’ultima mediazione sulla conferenza programmatica” con l’inevitabile sconcerto da parte degli altri membri della minoranza, soprattutto in Enrico Rossi che ha abbandonato il Parco dei Principi visibilmente contrariato. Cosa succederà a questo punto è difficile dirlo.

Certo ci sono ancora altri due giorni per il lavoro dei cosiddetti pontieri ma al punto in cui siamo arrivati la ricomposizione appare alquanto complicata. La chiusura repentina dell’assemblea, senza la replica finale di Matteo Renzi, potrebbe far pensare a margini quasi inesistenti di ulteriore trattativa. Nonostante l’apertura imprevista di Emiliano che potrebbe essere stata velocemente archiviata dalla maggioranza proprio con il brusco rompete le righe dato da Orfini. Una maggioranza dunque decisa a percorrere la sua strada, anche se questa si chiama scissione.

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