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Marantelli (PD): "Alleanza Lega-5Stelle, la mano di Putin che cerca Roma"

Il deputato dem: "Ingerenza russa già vista con Trump. La loro vittoria sarebbe una tragedia"

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La lunga mano del presidente russo Vladimir Putin sopra Roma. Almeno, secondo il deputato Pd Daniele Marantelli, intervenuto in occasione del congresso provinciale varesino del suo partito, svoltosi a Tradate.

Per l’onorevole dem è il rischio più concreto, la sfida più grossa delle prossime elezioni politiche, che vede (ovviamente dal suo punto di vista) il Pd come unico baluardo contro l’avanzata russa “la cui ingerenza e capacità di influire nelle politiche nazionali di tutto il mondo si è vista nelle ultime elezioni americane”. Chiaro il riferimento alle accuse e allo spauracchio dei famigerati “hacker russi” dietro la vittoria di Donald Trump. E chiaro, sempre secondo Marantelli, il disegno che interesserebbe il Belpaese: “I viaggi di Salvini a Mosca non sono gite turistiche – ha affermato – E quelli dei rappresentanti di punta del Movimento 5 Stelle non sono sono certo finalizzati all’acquisto di matrioske o vodka. L’intenzione di Putin è di influire sul nostro Paese attraverso Salvini e Grillo. E le fonti (non svelate) che mi confermano tutto questo sono validissime. In caso di loro vittoria sarebbe una tragedia”.

E nel definire un ruolo di “difesa democratica” in capo al Pd, il deputato non manca di accennare a un parallelo storico importante, unica occasione in tutto il suo lungo intervento in cui si è sentita la parola “scissione”: “Ricordiamoci cosa successe dopo la scissione del Pci dal Psi nel 1921 I due tornarono ad allearsi solo nel 1947, dopo il Ventennio fascista”. Complottismi e macchinazioni internazionali a parte, però, un’eventuale alleanza Grillo-Salvini potrebbe non appartenere solo alla fantapolitica, specialmente in caso si andasse alle urne con un sistema proporzionale come quello emerso dalla Consulta.

Stando agli ultimi sondaggi, Lega e M5S insieme varrebbero poco più del 40%, sufficienti per il premio di maggioranza previsto dal Consultellum. Tra il 45% e il 50% se ai due si aggiungesse Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni. Certo, il 5 Stelle dovrebbe abbandonare il proposito di non allearsi con alcuna forza politica, ma la possibilità di vincere le elezioni (e incamerare la fiducia dalle Camere necessaria a governare) potrebbe motivare un accordo di programma con quella destra che ha già permesso la vittoria a Roma, e una svolta sui principi vista recentemente in Europa con il tentato ingresso in Alde, gruppo agli antipodi della politica pentastellata. Da parte leghista, non si esclude nulla. “Gli schemi politici del passato sono tutti saltati – ha commentato il senatore del Carroccio Stefano Candiani Un’alleanza con i 5 Stelle non mi scandalizzerebbe. Ci sono dei punti che ci separano prepotentemente ma su altri temi come l’economia, il lavoro e la lotta a un contesto sociale sempre più aggredito dalle banche, ci si deve confrontare. A patto che i grillini capiscano che la politica non si fa a suon di post, tweet, video su Youtube e vaffa. Serve il confronto”.

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