Il Carroccio riparte da Roma

Più di 100mila a sognare un'Italia più giusta, più svincolata dalle direttive dell'Europa,più sensibile ai bisogni dei cittadini

pubblicato il 01/03/2015 in Politica da Giancarlo Giannotti
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Giancarlo Giannotti

Travolgente il successo della manifestazione della Lega, ieri a Roma.  Una piazza del Popolo gremita come in poche altre occasioni, sfavillante di colori e bandiere di gruppi di simpatizzanti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Sul palco, un Salvini a tutto campo e sempre più agguerrito che ha parlato alla pancia di quella gente che ogni giorno deve sempre più stringere la cinghia per arrivare a fine mese, ma che ha infiammato anche i cuori  ricordando i sacrifici e le sofferenze di nonni e bisnonni,  sul Carso e sul Piave  per sancire i sacri confini nazionali.  Ha parlato della grande Italia, di qualche decennio fa, che sta scivolando in una forzata decadenza imposta dall’Europa e ha insistito sul dovere morale di ognuno di preservarla e per  tramandarla a figli e nipoti. 

Con  l’atteggiamento del ragazzone scanzonato,  con grande maestria ha  utilizzato sia il linguaggio una volta tipico della sinistra, sia quello  nazional patriottico  della destra.

“Comunismo e Fascismo appartengono alla storia” ha detto, “io vedo quelli che lavorano e producono e quelli che invece si fanno mantenere.”

Ha poi invitato Renzi “servo sciocco dell’Europa” ad andarsene a casa.

Una manifestazione, quella di ieri a Piazza del Popolo  che ha sancito Salvini come l’unico politico di destra, in grado di succedere a Berlusconi nella guida di una grande e rinnovata compagine di centro destra .

In un clima che, più che di rabbia per i danni prodotti dagli ultimi governi, era d’euforia per l’aprirsi di un orizzonte politico nuovo, alternativo, che spazzi finalmente via rassegnazione e conformismo ai dettami di Bruxelles.

Sul palco si sono succeduti, rappresentanze di medici, agricoltori, pescatori, dei genitori a cui sono stati tolti i figli.

Ha parlato il leader di Casa Pound che, pane al pane e vino al vino, ha rivendicato l’orgoglio delle sue origini e la perfetta identità di vedute col  leader del Carroccio. 

Poi è stato il turno dei rappresentati del sindacato di polizia che hanno esposto la progressiva carenza di organico e di mezzi, inquietante ora che si allunga anche sul nostro paese,  l’ombra del terrorismo islamico.

Poi la rappresentate di un’associazione di donne mussulmane, che ha invitato la sinistra romana a liberarsi dei suoi burka  mentali.     

Infine l’ottima e agguerrita, Giorgia Meloni, che ha rivelato che il ministro Alfano, qualche giorno fa, ha ricevuto una rappresentanza dei Fratelli Mussulmani.  Ha infiammato poi la piazza gridando “Basta tasse! Basta tasse”  e infine,  “La Patria che abbiamo non è qualcosa di dovuto; ce l’abbiamo perché qualcuno l’ha difesa e costruita prima di noi, e che noi oggi abbiamo il dovere di difendere e ricostruire.

Infine ha parlato, Matteo Salvini, che ha spaziato su tutti i temi di politica nazionale ed internazionale e additando Renzi come il curatore fallimentare dello stato italiano al servizio dei poteri forti e non sempre visibili di Bruxelles. E’ passato dall’impegno a riportare a casa Girone e LaTorre, alla regolamentazione dei flussi migratori, tenendo sempre presente che nei diritti, “prima vengono gli italiani”;  dalla necessità di rifondare lo stato nazionale, alla necessità di liberarsi dei balzelli imposti dall’Europa; dalla esigenza di monitorare lo stato Islamico, alle porte di casa in Libia, all’urgenza di arrestare la valanga umana che quasi quotidianamente si riversa sulle nostre coste. Masse che gli altri paesi dell’Europa ci impongono di accogliere, ma che poi si guardano bene di farsene carico.

Insomma un Salvini a tutto campo, ormai unico leader della destra in grado di guidare i suoi elettori, lungo la strada, difficile e in salita, della ricostruzione di una GRANDE ITALIA da lasciare a figli e nipoti.

E Ieri, da Piazza del Popolo, ha avuto il massimo dell’incoraggiamento ad andare avanti a proseguire fino alla vittoria. Quasi un romano: “Salvì, facce sognà”

 

 

 

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