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Cara Francesca sono rimasta calva e mi detesto.....

Psiche, cuore e dintorni con la psicologa Francesca Niccheri

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Gentile dottoressa,

Le scrivo per sottoporle un disagio che vivo ormai da qualche anno. Sono una donna di 45 anni e sette anni fa ho avuto un tumore ai linfonodi. Come tutte le vittime di questo terribile male mi sono dovuto sottoporre a dei cicli di chemioterapia. Come per tutti la chemio mi ha provocato molti sconquassi fisici e psicologici anche se non la ringrazierò mai abbastanza di avermi salvato la vita.
Purtroppo i miei capelli non sono più tornati. Non sono mai stata una donna dalla chioma folta ma avevo i miei follicoli che funzionava a dovere. Dopo non si sa ancora perché e per come (anche se mi dicono che non sono la sola) sono rimasta completamente calva. Pur avendo un compagno fantastico che mi fa sentire apprezzata sono io che non riesco più a stare bene con me stessa. Inzio a detestare il mio immancabile turbante e cappellini che indosso per coprire la mia palla da biliardo, ho anche provato con scarso successo varie parrucche che mi fanno sentire ridicola e fuori tempo. Al lavoro e ovunque mi sento osservata giudicata e guardata con curiosità.

Non mi piaccio così non mi piacerò mai e non so come superare questa mia avversione che va avanti ormai da troppo. A suo tempo rifiutai il percorso parallelo con lo psicologo consigliatomi dal reparto di oncologia, ma credo di aver commesso uno sbaglio.

Grazie per i suoi consigli

Maddy

Cara  Maddy,
Ho letto la sua lettera e percepisco la sua sofferenza. La perdita dei capelli modifica l'immagine corporea e spesso ha ricadute psicologiche, specialmente nelle donne, più sensibili ai fattori sociali e culturali, con una probabilità decisamente superiore al mondo maschile di sviluppare stati ansiosi e depressivi. I capelli hanno un ruolo anche nella comunicazione sessuale e, come in altre situazioni, in cui una parte del proprio corpo viene a mancare, in seguito ad incidenti o malattie, la persona può percepirsi meno attraente e convincersi che gli altri siano concentrati su questa "mancanza", più di quanto non lo siano realmente. Subentra, quindi, il sentimento della vergogna, il tentativo di mascherare il problema e l'evitamento  di luoghi e situazioni che possono creare  imbarazzo. In pratica, la perdita dei capelli può generare un corrispettivo emotivo che equivale a una perdita/diminuzione di vissuti relazionali e di sicurezza di sé.

Sia ben chiaro che non c'è da parte mia, l'idea di minimizzare il problema, che esiste, è reale e quasi inevitabilmente crea dolore, non va però sottovalutato che percepirsi in difetto, può modificare il modo di rapportarsi agli altri, fino a farlo diventare disfunzionale, generare risposte spiacevoli e circoli viziosi. Cara Maddalena, lei mi scrive di sentirsi osservata e giudicata, di odiare la sua immagine, anche se dalla sua lettera emergono elementi di sostegno che sono sempre importanti, come quello del suo compagno che la fa sentire apprezzata. Ciò nonostante il suo disagio è di lungo periodo e sta acuendosi.

Credo che sia arrivato il momento di rivolgersi a uno psicoterapeuta, che possa aiutarla ad elaborare questa forma di lutto, perché di questo si tratta, di una perdita, a comprendere quali siano i giudizi che lei rivolge a se stessa e distinguerli da ciò che viene da fuori, i capelli non torneranno, ma la rabbia e il dolore devono trovare la loro voce perché si attui il passo successivo e cioè riappropriarsi di un'amorevolezza verso se stessa e verso il suo corpo, che ad oggi, mi sembra che lei percepisca quasi nemico. Ci vorrà del tempo e del lavoro, ma potrà accaderle di spostare il focus da ciò che non ho più a ciò che mi appartiene e di cui posso godere con pienezza. Le auguro il meglio.

Un carissimo saluto
Francesca

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