Non spiate i vostri partner su Facebook, è reato!

Una legge del 1993 del codice penale lo stabilisce

pubblicato il 23/02/2017 in Scienza e Tecnologia da Samantha Ciancaglini
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Samantha Ciancaglini

Entrare nel profilo del proprio partner, controllare senza permesso il suo profilo per scovare 'amicizie' e messaggi privati: è un reato.
Spiare il partner su Facebook equivale a un'intrusione illegale, a stabilirlo è l'articolo 615-ter del codice penale, secondo il quale tale comportamento integra un accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. Il codice penale, del resto, parla chiaro: "Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo", rischia la reclusione fino a tre anni.
La Polizia Postale ha rilevato un aumento considerevole di querele sporte da mogli e mariti che si ritrovano spiati su Facebook dal partner (o dall'ex dal quale si sono separati).
Il reato è stato introdotto nel 1993 al fine di tutelare la privacy, in seguito alle incursioni sempre più frequenti nei sistemi informatici. Si tratta di uno spazio virtuale, simile, in qualche modo, al domicilio, perchè il soggetto si muove intrattenendo relazione personali e svolgendo attività. Da ciò è stato ritenuto meritevole di tutela quale "espansione ideale dell'area di rispetto pertinente al soggetto interessato".

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