Serie A, Napoli-Juve boia chi molla

Roma tris di vittorie, Verona ferma Inter

pubblicato il 08/02/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Paulo Dybala (Juventus)

Juventus-Napoli. 

Fra meno di sette giorni riuscirà il supermatch dello “Juventus Stadium” a sciogliere il nodo relativo al primato della classifica di serie A? Bisogna essere chiari: se vincesse il Napoli, all’80% lo scudetto imboccherebbe la strada del Vesuvio; diversamente, la via obbligata (diciamo quantomeno consigliata) per il tricolore sarebbe quella che conduce alla Mole e al castello del Valentino (in tal caso sarebbe la quinta volta consecutiva che la percorrerebbe). La lotta per il titolo di campioni d’Italia è tra loro due, l’Azzurra  e l’Allegra Armata, ed è sempre più tra loro due, superpotenze ingorde, visto e considerato che la Fiorentina dei micro-passi, terza solitaria, dista ora ben otto punti dai bianconeri vice-leader.

Invariate restano invece le distanze tra Sarri-Ettore e Allegri-Achille (o viceversa): ingordi quanto le loro schiere (lo abbiamo detto prima), e nella loro ingordigia si sono confermati anche ieri, nel pomeriggio della XXIV giornata. Ingordigia in tutti i sensi: la Juventus passa a Frosinone per 2-0 (reti di Cuadrado al 74’ e Dybala al 91’) e ottiene la sua quattordicesima (no, non leggete male: quattordicesima) vittoria consecutiva.

Il Napoli fatica inverosimilmente tra le mura amiche contro il Carpi (rimasto in dieci dal 56’, per l’espulsione del centrocampista  Bianco),  e dei menottiani riesce ad avere ragione solo grazie ad Higuain, al 69’ (ma è giusto anche dire che al 51’ era stato annullato un gol a Callejon, per un fuorigioco inesistente). Il Pipita segna su rigore, e non è un rigore qualsiasi: è quello che consente all’attaccante argentino di eguagliare il record di continuità realizzativa in sei gare consecutive che in maglia azzurra apparteneva ad un certo suo connazionale, Maradona (no, non leggete male: Maradona).  Insomma, alla fine il risultato è che il Napoli ha 56 punti e la Juventus ne ha 54. Le solite due lunghezze di distacco, in attesa del Super Bowl di Torino (a poco meno di una settimana di distanza da quello originale Usa).

Il fattore x che avevamo visto predominare nel primo atto della giornata, quello di sabato, in realtà ha provato a far capolino anche in quello domenicale: e se la “sindrome del pareggio” non ha prevalso incontrastata il merito è proprio della caparbietà del Napoli e della Juve nel superarsi a vicenda, oltre che della ritrovata voglia di vincere della Roma e della solita solidità del Chievo, che approfittando della fragilità a corrente alternata del Torino è andato a vincere nella tana dei granata. Partiamo proprio dalla gara torinese: era iniziata nel migliore dei modi per i padroni di casa, passati in vantaggio con Benassi al 19’;  poi però sono stati essi stessi a complicarsi la vita, "pareggiandosi" con le proprie mani: l’1-1 è arrivato,infatti, su un’autorete di Peres al 35'. Questa situazione di parità sarebbe quindi perdurata per buona parte della ripresa, fino alla stoccata del bucaniere di Birsa, al 72', su rigore.  I clivensi a quota 30 agganciano ora il Bologna, due lunghezze più sotto resta invece il Toro.

Invece, nella partita di prima serata giocata all’ombra del Cupolone, la Roma di Spalletti, batttendo la Sampdoria per 2-1, giunge alla terza vittoria consecutiva e, conquistando quota 44 punti, rafforza il quinto posto (è a +4 dal Milan). Fanno tutto i giallorossi: Florenzi segna l'1-0 al 45’ e poi, al 50’, raddoppia Perotti. Ed è Pjanic, al 57’, a dimezzare generosamente le distanze a favore dei blucerchiati. Ora malinconicamente soli al quart’ultimo posto, con 24 punti

Per il resto solo pareggi. Di transizione è lo 0-0 tra Atalanta ed Empoli, a Bergamo. Destinato a rinfocolare polemiche è invece quello del Milan in casa con l’Udinese: i friulani si prendono il lusso di passare in vantaggio, al 18’ con Armero. Per i rossoneri di Mihajlovic inizia dunque un lungo e laborioso inseguimento, che culmina col gol di Niang al 48’. Poi più nulla.

Divertente e tutto sommato equilibrato è il 2-2 del “Mapei Stadium” tra Sassuolo e Palermo. Passano i panormiti al 30’ con Vazquez; i padroni di casa pareggiano al 45’ con Defrel e poi ribaltano il punteggio ad inizio ripresa con Missiroli (50’); ma ci pensa Djurdjevic, al 53’, a salvare la gara per gli ospiti che, a 26 punti, sopravanzano di un gradino il Genoa e si pongono all’immediata ombra del’Udinese. Per il Sassuolo, invece, 34 punti e sei lunghezze di distanza dal Milan: una “normalizzazione” davvero priva di traumi, ma continua a far difetto il fattore-campo (ed è così da novembre).

Girandola di gol anche in Verona-Inter, il match delle 12.30, ma ancora più frenetica. Bisogna dire gli scaligeri fanalino di coda hanno sfruttato abbastanza bene il doppio turno in casa: infatti, una settimana dopo il bel 2-1 di rimonta ottenuto sull’Atalanta, al “Bentegodi” essi sono riusciti anche a bloccare l’Inter, con un 3-3 davvero rocambolesco. Ed ora per i gialloblù di Del Neri, a 15 punti, ciò che sembrava altamente improbabile diventa un po’ meno impossibile (dopo tutto, Frosinone e Carpi distano solo quattro punti). Per l’Inter invece un passetto indietro, dopo la vittoria-rilancio interna col Carpi (risicata, ma assolutamente in stile 2015-16). E poi, attenzione manciniana: la Roma è ad un passo. I gol: nerazzurri in vantaggio all’8’ con Murillo; al 13’ Helander pareggia per i padroni di casa, che tre minuti dopo si portano avanti con Pisano. Veronesi in stato di grazia, interisti allo sbando: anche l’avvio di ripresa è di marca locale, e al 57’ Ionita sembra aver chiuso i giochi.

Ma un errore difensivo al 61’ apre le porte al 3-2 di Icardi, e la gara torna incerta. E trepidante: in una delle fasi più convulse del finale, Perisic trova il pareggio definitivo per gli ospiti con un pallone che il portiere di casa, Gollini, riesce sì a respingere, ma quando aveva già varcato di poco la linea di porta. Poi imprecisioni e agitazioni da ambo le parti non consentono ulteriori svolte.

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