Tour de France, è Cavendish bis

Beffato Greipel nel finale

pubblicato il 05/07/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Mark Cavendish - Ancora una vittoria per lui al Tour de France

Se fosse un Tour delle banane non sarebbe un Tour di campioni.

Questo, naturalmente, fermo restando l’importanza che la banana ha come reintegratore naturale di vitamine e minerali (e in questo ruolo ha saputo affermarsi nel corso dell’ultimo giro d’Italia). Eppure sappiamo che almeno uno dei campioni della corsa gialla sognerebbe ad occhi aperti la trasformazione della Grande Boucle in una Boucle de les bananes. E di chi potremmo parlare, naturalmente, se non del “gorilla”, André Greipel (Lotto-Soudal), che anche ieri, nella terza tappa del Tour così come gli era successo nella prima, ha dovuto rinunciare per un soffio alla soddisfazione di fare tam-tam con i pugni sul suo petto – dopo aver varcato il traguardo – mentre aveva lo sguardo fisso al cielo, cercando di intercettare la parabola di qualche frutto arcuato lanciatogli magari da un appassionato tifoso?

E invece, anche stavolta, a beffarlo al fotofinish è il solito Cavendish (Dimension Data)verde la maglia come una banana ancora acerba, ma non più giallo come una più matura e più dolce. La maglia gialla, infatti, è saldamente sulle spalle di Peter Sagan, lo slovacco della Tinkoff. E a seguirlo in classifica generale sono ancora i due corridori che ieri si sono spartiti il podio con lui: il francese Alaphilippe della Etixx-Quick Step (a 8’’) e lo spagnolo Valverde della Movistar (a 10’’).

Ma a Greipel , in fondo – se lo conosciamo bene -, degli equilibri e dei rivolgimenti della classifica principale interessa poco. A lui, da topo del traguardo qual è, interessa soltanto la vittoria di un giorno, e il carpere diem. Così come a Marcel Kittel (Etixx-Quick Step), altro tedescone beffato in volata (e che ha concluso al settimo posto nell'ordine d'arrivo), e quasi certamente a Coquard della Europcar, piazzatosi terzo subito alle spalle di Greipel. Per tutti costoro, non importa cosa la loro vittoria conti in termini di egemonia di classifica: data una linea di arrivo all’orizzonte, essi non hanno altro pensiero che superarla prima di ogni altro.

Cavendish, invece, come una sorta di Cipollini britannico ha un pedale dalla parte del velocista puro – tutto corsa-e-traguardo – e un pedale dalla parte dell’uomo di leadership: tant’è che sarebbe difficile dire se a farlo gioire sia la vittoria di tappa in sé più che la riconquista della maglia verde, quella del padrone della classifica a punti, sottratta proprio a Sagan. Uno sprinter più ambizioso dei normali sprinter, dunque, che comincia seriamente ad essere nel mirino dei crucchi del Tour.

Per una volta, però, varrebbe anche la pena riflettere sull’ambizione di fuggitivi e battistrada, gli atleti – quasi sempre seconde linee e per la maggior parte, appunto, velocisti puri – che si impegnano per ¾ della gara a mantenere un primato che, puntualmente, nei chilometri che contano di più, perderanno. Evidentemente, se la vita del velocista-volatista è legata ai riflessi condizionati da traguardo, quella del velocista-fuggitivo è strettamente collegato allle vittorie intermedie, come gran premi della montagna e traguardi volanti.

Ecco, in sostanza, chi è un fuggitivo: uno specialista di vittorie intermedie, ed esserlo in un certo senso è una vocazione, così come essere un campione delle volate finali o un leader di classifica.

Quanto diciamo è confermato dalla storia dei fuggitivi di giornata, la terza giornata del Tour, come dicevamo, che proponeva una tappa di 222 km da Granville ad Angers. Parliamo di due francesi, Armindo Fonseca della Fortuneo, capace di arrivare, al suo picco massimo, a 8’20’’ di vantaggio sul gruppo maglia gialla (mancavano 166 km all’arrivo), e Thomas Voeckler della Direct Energie, che ad 80 km dalla fine ha agganciato il connazionale in testa alla corsa e al suo fianco ha proceduto fino a quando al traguardo non ne mancavano che 8. La loro apoteosi? Lo sprint  intermedio di Bouillé Menard (-57 all’arrivo), che ha arriso a Fonseca: in fondo dei due era quello che se lo meritava di più, se non altro per essere scattato in fuga dopo appena 11 km dal via.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password