Tour de France, il colombiano che non ti aspetti

Beffato Majka nel finale

pubblicato il 18/07/2016 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Jarlinson Pantano (IAM) - Ha vinto la 15a tappa

Eh sì, le grandi salite sono affare per Pantani.

Pardon, per Pantano: la vittoria nella tappa di ieri (la XV) del Tour de France, quella dei monti del Giura da Bourg en Bresse a Culoz (160 km), è andata infatti al quasi omonimo dello sfortunato campione di Cesenatico, il colombiano Jarlinson Pantano della IAM. Per lui, professionista dal 2007, è la prima vittoria alla Grande Boucle, anche se fino all’ultimo istante la maggior parte dei bookmakers avrebbero puntato sul trionfo di Rafal Majka (Tinkoff), che, vistosi sfumare per pochissimo l’alloro di giornata, può comunque consolarsi con la conquista della maglia a pois

Il polacco e il colombiano hanno dato vita ad un avvincente duello finale da quando mancavano ventisei chilometri al traguardo. Prima dello sprint decisivo, almeno due volte è sembrato che Majka potesse prendere il sopravvento sull’altro, ma poi Pantano è riuscito sempre a recuperare la ruota dell’avversario. In particolare, nel secondo periodo di supremazia, Majka ha avuto la soddisfazione di vincere in solitaria il gpm dei Lancets, dopo aver già vinto il primo assoluto della giornata, al Col du Berthiand, a pochi chilometri dal via, e poi quello del Grand Colombiers, quando era ancora in coppia con Zakarin (Katusha): in tale fase lui e il russo si erano staccati, a 51,3 km dalla fine, da un gruppo di dieci battistrada, formato, oltre che dai due suddetti e da Pantano,  anche da  Pozzovivo e Vuillermoz (Ag2r),  Reichenbach (Fdj), Durasek (Lampre), Pauwels (Dimension Data), Alaphilippe (Etixx) e Navarro (Cofidis). Formatosi il duo in testa, alla ruota di esso era rimasta dopo qualche chilometro un’altra coppia, composta da Alaphilippe e Pantano: a -42 dal traguardo si è poi venuta a realizzare la sommatoria, cosicché dal quartetto è poi uscita fuori la diade Majka-Pantano.

Il gruppo dei 10, a sua volta, era la derivazione di un maxi-gruppo di fuggitivi formato da 30 uomini, dal quale aveva tentato di emergere, vanamente, Tom Dumoulin della Giant- Alpecin, seguito da Vincenzo Nibali dell’Astana. In origine, la scatenata trentina era in realtà un gruppo di 28, in mezzo al quale aveva spadroneggiato, sui traguardi intermedi, Pauwels, vincitore del terzo e del quarto  gpm del giorno, al Col de Pisseloup e al Col de la Rochette e, in mezzo ad essi, anche al traguardo volante di Hauteville. Il secondo gpm della tappa, invece, al Col du Sappel, era andato al francese Voeckler della Direct Energie

Tornando a Majka, vincitore, come detto, del primo gpm e poi di quello più importante (al Grand Colombiers), bisogna dire che in realtà egli era andato davvero molto vicino anche a negare la vittoria a Voeckler al Col du Sappel, così come a Pauwels ad Hauteville. Insomma, se alla fine avesse fatto sua la tappa, si sarebbe potuto dire che, se non proprio “tutto-tutto”, di sicuro aveva messo le mani su quasi tutto. “Niente-niente”, invece, è quanto è cambiato in classifica generale: sempre Froome della Sky al comando, e sempre Mollema della Trek e Yates della Orica-BikeExchange ad inseguirlo, con i medesimi distacchi dell'altro ieri.

E che fanno gli altri aspiranti alla maglia gialla? Poco o niente, in realtà, se si eccettua Aru, il compagno di Nibali all’Astana che, nell’orda d’oro, parallelamente al primo “divorzio” tra Majka e Pantano, ha provato a scattare in avanti, ma è stato subito raggiunto da Valverde della Movistar: e così i due si sono annullati a vicenda

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