L'ombra del doping sulle paralimpiadi

Anche le paralimpiadi devono fare i conti con il doping

pubblicato il 17/09/2016 in Sport da Fabio Folicaldi
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Fabio Folicaldi

In Gran Bretagna, dopo Rio2016, sarà avviata un’inchiesta interna per stabilire se alcuni atleti sono stati intenzionalmente favoriti per ottenere più medaglie.
Per spiegare cos’è il “Doping Funzionale” occorre  parlare della “Classificazione Funzionale” ecco di cosa si tratta:
Il Comitato internazionale paraolimpico suddivide gli atleti in categorie, a seconda del grado di disabilità e del tipo. È una classificazione che serve per garantire una gara equa, in cui prima vengono individuati gli atleti idonei e poi collocati insieme ad avversari con potenzialità simili.
Il Comitato paraolimpico stabilisce le linee guida, mentre le federazioni internazionali si occupano della classificazione.
L’IPC (International Paralympic Committee) individua dieci disabilità principali, tra queste, per esempio, troviamo: una potenza muscolare ridotta, una differente lunghezza delle gambe oppure un deficit visivo.

Ogni federazione sportiva determina poi il numero di classi interne, ed è questo il motivo per cui le Paralimpiadi assegnano più medaglie rispetto alle Olimpiadi, per esempio, nell’atletica esistono 16 prove maschili differenti, oppure, nei 100 stile libero del nuoto femminile ci sono ben 10 categorie.
La classificazione avviene generalmente in tre fasi:
La prima consiste in un esame fisico, nel corso del quale si misura il deficit dell’atleta.
Nella seconda si realizza una valutazione funzionale per testare l’ampiezza dei movimenti, la coordinazione e la vista.
Nella terza, invece, l’atleta è sottoposto a una simulazione della prova, potendo utilizzare eventuali protesi. In quest’ultima fase si osserva il movimento e la tecnica utilizzata.

Il sistema di classificazione varia a seconda delle discipline ed è molto discusso nel movimento paraolimpico a causa di alcune imperfezioni. Alcuni ritengono che l’attuale sistema non permetta di stabilire con esattezza il grado di disabilità di un atleta, permettendo così ai più furbi di competere in categorie più facili.

Ed ecco che qui si può iniziare a parlare di “Doping Funzionale” perché la valutazione può essere soggettiva. Alcuni atleti dicono di non essere in grado di utilizzare alcuni muscoli oppure si allenano intensamente prima della valutazione per avere prestazioni più scarse durante i test o mentono sul grado di cecità. Alcuni, addirittura, omettono alcune abilità per far parte di una categoria inferiore e trarne un vantaggio.

Mukul Agarwal, ex ufficiale medico del team, ha dichiarato al Guardian: “Ho delle preoccupazioni sul funzionamento del sistema attuale e le possibilità di barare. Le cartelle cliniche fanno parte del sistema di classificazione, ma esiste una certa fiducia nel materiale che si offre ai classificatori. Un atleta, un tecnico o un organo di governo potrebbero decidere di non presentare l’intera documentazione e ciò potrebbe creare una classificazione imprecisa“.
In una mail interna della British Athletics, riportata dalla stampa inglese, il manager Mike Cavendish esprime i suoi dubbi su alcuni atleti che “hanno consapevolmente perseguito delle classificazioni non corrette per ottenere dei vantaggi competitivi“.
Bethany Woodward, argento nei 200m T37 a Londra 2012, intervistata dal Sunday Times sull’argomento, ha detto di aver perso la fiducia nella squadra.
Fernando Fernandes, campione del Mondo di canottaggio non qualificatosi a Rio2016, è stato ben più esplicito dopo la sua esclusione: “Ho visto atleti arrivare alle gare in carrozzina e andarsene camminando. Nel nostro sport la classificazione è ingenua e infantile. La valutazione viene fatta da volontari che non hanno alcuna responsabilità per i possibili errori“.

Le classificazioni sono costantemente rivedibili nel corso delle gare, sia da parte degli atleti che dagli organizzatori. Il sistema, comunque, è in continua evoluzione per evitare che le prossime Paralimpiadi siano offuscate dai sospetti di “Doping Funzionale”

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