MotoGP | GP Stiria 2021, analisi gara: Ducati a due facce

Martin porta la Pramac al trionfo, sesto Zarco. Gara da dimenticare per la squadra ufficiale: Bagnaia undicesimo, Miller ritirato. Mir e Quartararo a podio

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 09/08/2021 in Sport da Dennis Ciracì
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Dennis Ciracì
Jorge Martin ha vinto al Red Bull Ring (foto: Claudio Domenicali Twitter)

Jorge Martin ha vinto il gran premio che si è disputato nel pomeriggio al Red Bull Ring, sede del decimo appuntamento iridato della stagione. Il pilota della Ducati Pramac ha mantenuto la leadership della corsa dopo essere scattato dalla pole position, la seconda dell’annata dopo quella di Doha. Al terzo giro, però, la corsa è stata interrotta per oltre mezz’ora a causa dell’incidente all’uscita della curva 3 tra Dani Pedrosa e Lorenzo Savadori che ha causato l’esposizione della bandiera rossa e la conseguente sospensione del gran premio.
Il pilota della KTM Factory Team, al rientro nella classe regina in qualità di wildcard dopo quasi tre anni di assenza, ha perso l’anteriore della moto in uscita dalla tre. Lo spagnolo è scivolato verso la via di fuga, mentre la moto, rimasta in traiettoria, è stata colpita dall’italiano dell’Aprilia che non è riuscito ad evitarla. L’ex pilota della Superbike è volato in avanti e nello scontro ambedue le moto hanno preso fuoco. Fortunatamente la velocità non era alta, circa 130 km/h in quel punto della pista, altrimenti le conseguenze sarebbero state ben peggiori.
Fortunatamente il campione classe 125 2003 non ha subito alcun problema fisica, il ventottenne romagnolo, invece, ha subito un trauma alla caviglia riscontrato in seguito agli accertamenti effettuati presso il centro medico del tracciato. Comunque, per ambedue i piloti, e non solo, sono stati attimi di grande paura data la dinamica dell’incidente e le fiamme in pista. Una volta che i commissari hanno ripulito la pista, i piloti sono tornati in griglia di partenza per la seconda partenza della gara.
Jack Miller, che ha poi finito la gara nella ghiaia della curva 7 in seguito alla caduta per la chiusura dell’avantreno, ha preso la testa della corsa.
La fuga dell’australiano della Ducati ufficiale è durata poco, dato che sia lo spagnolo della Pramac sia il campione del mondo in carica lo hanno sopravanzato poco dopo. 
La prima vittoria nella classe regina per il madrileno classe 1998 e per la Pramac Racing è stata, però, molto sudata. Infatti, dal quinto giro in avanti Joan Mir è stato costantemente nello scarico posteriore della Desmosedici dello spagnolo. Il campione del mondo in carica della Suzuki è stato autore di una gara perfetta, nella quale ha mostrato la sua tenacia nel non mollare un centimetro e la concentrazione per non incappare in alcun errore.
Dal quarto al ventiquattresimo giro della gara, i primi due hanno mantenuto un passo gara costante tra l’1:24.2 e l’1:24.9. Nello specifico, per ben quindici tornate consecutive, dal 5° al 19° giro, Martin ha completato ogni passaggio con un crono compreso tra l’1:24.2 e 1:24.4. I medesimi riscontri cronometrici gli ha ottenuti il ventiquattrenne maiorchino per tredici passaggi di fila, dal 5° al 17° giro. La comparazione tra il ritmo gara di due, fa comprendere quanto sia stata competitiva la gara austriaca per la conquista del successo.
Il ventitreenne di Madrid, successivamente alla pole position del gran premio di Doha al Losail International Circuit e al terzo posto finale nel medesimo appuntamento qatariota, si è infortunato nel corso delle prove libere tre del gran premio del Portogallo a causa di una rovinosa caduta alla curva 11. L’infortunio occorsogli in quella circostanza, lo ha costretto a un periodo di lungo degenza che lo ha costretto a saltare quattro gran premi (Portogallo, Spagna, Francia e Italia) rientrando in occasione della gara di Barcellona, conclusa quattordicesimo.
La pausa estiva della durata di sei settimane, successiva alla corsa di Assen, ha consentito al campione Moto3 2018 di riprendere la brillante condizione psicofisica mostrata nelle tappe inaugurali della stagione. 
Dato il ritmo forsennato tra i due, Fabio Quartararo si è accontentato delle terza posizione finale. Per il leader del mondiale si è trattato di un risultato fondamentale in ottica campionato, dato che il Red Bull Ring non è un tracciato che si addice alle caratteristiche tecniche della M1. Per giunta, i diretti inseguitori, ad eccezion fatta per il campione del mondo in carica, hanno tutti concluso alle sue spalle.
Comunque sia, nonostante la pista di Spielberg non si sposi con la Yamaha, il transalpino aveva ottenuto la pole position con tanto di record del tracciato prima che gli fosse cancellato il tempo per aver appena toccato il verde esterno al cordolo dopo la curva nove che ha fatto scattare il sensore che monitori i passaggi oltre la pista. Questo per dire che ‘El Diablo’ anche quando la moto non è tra le migliori in pista, sta riuscendo sempre a metterci del suo.

Sul traguardo, il francese ha preceduto Brad Binder e Takaaki Nakagami, rispettivamente quarto e quinto. Il sudafricano della KTM Factory Team è stato protagonista di un gran rimonta dalla sedicesima posizione in griglia di partenza. Un risultato inaspettato dopo le deludenti qualifiche del sabato, ma che è arrivato grazie all’ottima ripartenza in seguito alla bandiera rossa, nono al quarto giro, e ai sorpassi ai danni del nipponico della LCR Honda e di Johann Zarco negli ultimi due giri del gran premio.
Per il giapponese si è trattato del secondo miglior risultato stagionale dopo il quarto posto archiviato a Jerez de la Frontera in occasione del gran premio della Spagna. Buona prova anche per Alex Rins, giunto in settima posizione sul traguardo. Per l’iberico della Suzuki si è trattato del miglior piazzamento dalle tappe inaugurali della stagione che si sono svolte al Losail International Circuit, nelle quali si era classificato rispettivamente quarto (GP Qatar) e sesto (GP Doha).
Successivamente, il seguito dell’annata è stato un calvario per il venticinquenne catalano. Nei gran premi del Portogallo, Spagna, Francia e Italia il nativo di Barcellona ha totalizzato zero punti e cinque cadute. Inoltre, della serie piove sul bagnato, dopo la tappa del Mugello è stato vittima di un incidente mentre si stava allenando in bici che gli ha causato la frattura del radio destro che lo ha costretto a operarsi, saltando così l’appuntamento di casa.

Dopo due undicesimi posti nell’arco di una settimana, al rientro al Sachsenring Circuit e poi al TT Assen Circuit, alla Suzuki (e non solo) sperano che il settimo posto di ieri rappresenti la rinascita professionale del pilota ammirato nelle ultime stagioni, in grado di vincere i gran premi e stare costantemente ai vertici della classifica. I fratelli Marquez, ottavo Marc e nono Alex, e Dani Pedrosa hanno completato la top ten. Da dimenticare, invece, la gara di Francesco Bagnaia, solamente undicesimo allo sventolare della bandiera a scacchi. Il momento decisivo, che ha contraddistinto la sua gara in negativo, è stato quando lui e la squadra hanno deciso di cambiare il pneumatico posteriore in regime di bandiera rossa.
Mossa che purtroppo si è rivelata errata, dato che già dalla ripartenza ha cominciato a perdere posizioni. Nel post gara, il campione Moto2 2018 ha analizzato ai microfoni di Sky Sport MotoGP questa scelta e l’opportunità persa di centrare un ottimo piazzamento: “Nella prima partenza era tutto perfetto e la gomma soft al posteriore si è rivelata un'ottima scelta. Purtroppo, dopo la bandiera rossa abbiamo cambiato il pneumatico al retrotreno e, nonostante fosse la stessa mescola, non eravamo competitivi ed è un gran peccato perchè va sempre a finire che, quando abbiamo una bella opportunità per far bene, accade qualcosa di imprevedibile che non ci dà la possibilità di giocarci la vittoria Il mio svantaggio in accelerazione era enorme. Sul finale, mentre lottavo con i fratelli Marquez, dovevo tirare delle staccate molto lunghe per non perdere terreno per poi venir superato ad ogni uscita di curva”.
Oltretutto, a fine gara il piemontese è stato penalizzato di tre secondi per aver superato i limiti della pista oltre il numero massimo di volte consentito da regolamento. Penalità della quale non era nemmeno al corrente: Onestamente ho saputo soltanto a fine gara della sanzione, in quanto non pensavo di aver oltrepassato i limiti della pista così tante volte da dover effettuare il long lap penalty. Ad Assen si era verificato un episodio simile e mi era arrivata la comunicazione sul dashboard, mentre qui nulla. Non dico che oggi avrei trionfato, ma quantomeno sarei arrivato davanti senza tutti questi problemi. In gara non avevo trazione e chiudere così indietro dopo essere stato protagonista per tutti i turni mi fa molto arrabbiare. Abbiamo buttato via una grande occasione in un tracciato favorevole, ma il prossimo fine settimane torneremo al Red Bull Ring, perciò so cosa aspettarmi e dove lavorare per stare davantiha concluso amareggiato il ducatista.
L’ex Pramac ha preceduto il trittico dei connazionali formato da Enea Bastianini (12°), Valentino Rossi (13°) e Luca Marini (14°). Quindicesimo Iker Lecuona, davanti a Pol Espargaro e Cal Crutchlow, rispettivamente in sedicesima e diciassettesima posizione. Danilo Petrucci, ultimo, ha completato la classifica. Ritirati: Miller, Miguel Oliveira, Aleix Espargaro e Savadori.

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