F1 | GP Olanda 2021: analisi pista Zandvoort Circuit

Il tracciato presenta dislivelli, sopraelevate, angoli di banking variabile e curve veloci in sequenza. Analizziamone le caratteristiche

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 02/09/2021 in Sport da Dennis Ciracì
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Dennis Ciracì
La mappa dello Zandvoort Circuit (foto: F1 sito web)

A trentasei anni dall’ultima volta, datata 1985, lo Zandvoort Circuit tornerà ad ospitare questo fine settimana un gran premio di Formula Uno. La pista olandese, gara di casa di Max Verstappen, sarà sede del tredicesimo appuntamento iridato dell’annata in corso. L’edizione 2020 non si è disputata a causa dell’emergenza sanitaria dettata dalla pandemia Coronavirus. La pista è lunga 4259 metri ed è composta da 14 curve, delle quali dieci a destra e quattro a sinistra. La distanza di gara prevista è di 72 giri, pari a 306,648 chilometri.
In occasione della trentesima edizione del gran premio d’Olanda, lo Zandvoort Circuit è stato rivisto grazie all’oculato lavoro svolto dall’azienda italiana Dromo sotto la guida di Jarno Zaffelli. L’asfalto, denominato come ‘Flying Dutchman’, è stato realizzato da Shell ed è altissimo grip dato che è stato progettato con una tessitura specifica per le curve sopraelevate. Le curve 3 e 14 sono due sopraelevate ad angolo di inclinazione variabile, il che consentirà ai piloti di poter usufruire di più traiettorie e maggiori velocità di percorrenza.

Prendendo come riferimento le simulazioni dettagliate, analizziamo il tracciato. Dalla linea di partenza alla prima curva ci sono circa duecento cinquanta metri di distanza. La ‘Tarzanbocht’ (curva 1) è una destra da percorrere in terza marcia a 108 km/h ed è il punto di frenata più impegnativo della pista situata nei Paesi Bassi. In questo punto i piloti decelerano da 313 km/h a 99 km/h nello spazio di 105 metri e nell’arco temporale di 2,25 secondi. La pressione applicata sul pedale del freno è di 139 chilogrammi, la decelerazione è di 4,8 G.
La precisione di inserimento all’avantreno della monoposto è fondamentale qui, in quanto la traiettoria da mantenere è molto adiacente al cordolo interno. Una volta superato il punto di corda, i piloti parzializzano l’acceleratore per la ‘Gerlachbocht’ (curva 2), una destra da affrontare in quinta marcia a 198 km/h, alla quale segue il cambio direzione verso sinistra della ‘Hugenholtzbocht’ (curva 3). Questa curva è caratterizzata da un banking positivo di 4,5 gradi all’interno e 19 gradi all’esterno, il che consentirà ai piloti di poter usufruire di più di una traiettoria lungo il raggio di percorrenza in modo da massimizzarne la velocità a centro curva e la trazione in uscita per il seguente tratto veloce del tracciato olandese.
In seguito alla tre, vi è verso destra la curva 4, da fare in sesta marcia a 254 km/h, alla quale segue in direzione opposta la ‘Hunserug’ (curva 5), anch’essa da affrontare in pieno in settima marcia a 287 km/h. In seguito, vi sono in successione quattro curve verso destra: ‘Rob Slotemakerbotch’ (curva 6, 8a marcia, 298 km/h), ‘Sheivlak’ (curva 7, 7a marcia, 250 km/h), ‘Marlborobocht’ (curva 8, 6a marcia, 228 km/h) e la ‘Renaultbocht’ (curva 9, 3a marcia, 117 km/h).
Alla nove, segue in direzione opposta la ‘Vodafonebocht’ (curva 10), nella quale i piloti sacrificheranno un po’ l’ingresso, rimanendo distanti dal primo punto di corda, in modo da massimizzare l’uscita una volta superato il secondo apex. In questo modo avranno maggior velocità in accelerazione in modo tale da sfruttare la prima zona DRS della pista olandese sul rettilineo da 517 metri che porta alla frenata della ‘Audi S bocht’ (curva 11). La undici è una destra da percorrere in terza marcia a soli 110 km/h. alla quale segue il cambio di direzione verso sinistra della ‘Hunserend’ (curva 12), da fare con la medesima marcia ma a 98 km/h.
In questo punto conta molto la reattività della vettura all’anteriore, in modo che non perda la linea ottimale nell’arco di pochi metri.
Oltre a questo, conterà avere gli pneumatici anteriori nella giusta finestra di utilizzo per evitare bloccaggi all’anteriore destra nella brusca frenata della undici. Infine, vi sono le ultime due curve del tracciato, ambedue verso destra, la ‘Kumhobocht’ (curva 13) e la ‘Arie Luvenoukbocht’ (curva 14). La prima la si affronta in quarta marcia a 183 km/h, mentre la seconda la si percorre in pieno con una velocità di percorrenza al punto di corda di 269 km/h. La peculiarità dell’ultima curva, sta nel fatto che si tratti di una sopraelevata caratterizzata dal banking positivo di 18 gradi, il che la rende simile a quella degli ovali della IndyCar.
Con questo angolo di inclinazione, gli pneumatici del lato sinistro della vettura subiranno un grande stress derivato dai sovraccarichi verticali. Questo disegno dovrebbe consentire ai piloti di avere maggiori possibilità di sorpasso sul rettilineo del traguardo, nel quale è possibile usufruire della seconda zona DRS, in quanto appena superato il punto di corda della curva 13 vi è un tratto di un chilometro da percorrere in pieno sino alla curva 1. Oltretutto, le vie di fuga esterne alla curva quattordici sono alte ben sette metri, in modo tale che, in caso di uscita di pista, vi sia una drastica decelerazione prima dell’impatto.

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