MotoGP | GP Americhe 2021, analisi prove libere: Honda al top, asfalto flop

Marquez svetta precedendo Miller e Quartararo. Pioggia di critiche per le sconnessioni dell’asfalto presenti lungo la pista, soprattutto alle curve dieci e dodici

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 02/10/2021 in Sport da Dennis Ciracì
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Dennis Ciracì
Marc Marquez alla curva 10 nelle prove libere 1 (foto: Honda Racing Corporation Twitter)

Marc Marquez ha ottenuto la miglior prestazione nella classifica combinata delle sessioni di prove libere che si svolte ieri presso il Circuit Of The Americas, sede della quindicesima prova iridata della stagione. L’otto volte campione del mondo ha ottenuto il miglior crono ambedue i turni, sia in quello mattutino condizionato dalla pioggia, sia in quello pomeridiano con pista asciutta. Il pluri iridato della Honda HRC ha iniziato col piede giusto l’appuntamento statunitense, su tracciato che lo visto ottenere sette pole position e sei vittorie su sette edizioni. Oltre alle performance di primo livello dello spagnolo, va lodato il gran lavoro in ricerca e sviluppo che il costruttore nipponico sta facendo sulla RC123V.
I tecnici giapponesi stanno lavorando sul telaio della moto, in particolar sul migliorare il bilanciamento dei pesi delle zavorre tra l’asse anteriore e quello posteriore. L’obbiettivo è quello aumentare l’aderenza al retrotreno, data che questa è stata anche la richiesta tecnica dei piloti. In particolar modo su questa pista la stabilità al posteriore è uno dei parametri chiave per esprimere la massima performance. Infatti il tracciato presenta una sede stradale molto disconnessa, con la presenza di avvallamenti non indifferenti soprattutto alle curve 1, 10 e 12.
Nel post libere, Marquez ha evidenziato a microfoni di Sky Sport MotoGP le pessime condizioni dell’asfalto: “La pista è stupenda, il disegna mi piace molto, ma le condizioni dell’asfalto sono le peggiori di tutte le piste presenti nel calendario del Mondiale. Lo stile è molto americano, anche Indianapolis e Laguna sera vi erano presenti svariante sconnessioni, ma qui siamo al limite. Il terreno si muove, si avverte il fatto che non si tratti di buche dovute al passaggio delle auto”.
Questo è dovuto anche al fatto che la conformazione territoriale sulla quale è stato costruito il tracciato, data la presenza di molta argilla che non consente un’asfaltatura completamente piana. Proprio l’asfalto disconnesso aveva creato alcuni grattacapi alla Ducati in passato, dato che la Casa di Borgo Panigale non ha mai colto risultati strabilianti sulla pista nordamericana. Invece, nella seconda sessione di prove libere si è vista una Desmosedici GP21 quasi al livello della Honda, dato che Miller ha chiuso a soli quindici millesimi dal crono del leader.
Anche il ducatista ha fatto notare, sempre ai microfoni dell’emittente televisiva italiana, quanto sia stato complicato ‘domare’ la moto: “Si è trattato di un rodeo, in quanto la moto si muoveva molto quand’ero in sella, conseguentemente mi sentivo più un cowboy che un pilota. Non è stato facile girare in queste condizioni. L’asfalto è particolare e l’aggravante è che di anno in anno peggiora. Penso non sia colpa del circuito in sé, ma del terreno sopra il quale è costruito che si muove molto. Chiaramente non le condizioni ottimali per girare, ma sono le medesime per tutti e quindi dobbiamo cercare di far funzionare nel migliore dei modi il pacchetto a nostra disposizione”.
L’australiano si è messo alle spalle Quartararo e Pol Espargaro, rispettivamente terzo e quarto. Il transalpino della Yamaha ufficiale è stato nell’ombra per la maggior parte delle PL2, ma quando ha montato il pneumatico morbido al posteriore ha cambiato passo, chiudendo in terza posizione a poco più di tre decimi dal duo di testa. Anche il francese non ha risparmiato critiche alle condizioni del tracciato: “In mattinata è andata bene, per la prima volta dopo un anno mi sono sentito bene sul bagnato, quindi sono contento. Nel pomeriggio, invece, la pista era disastrosa, molte buche lungo il tracciato, il che è pericoloso, soprattutto nelle curve veloci”.
Buon inizio anche il trentenne di Granollers, che se non avesse trovato traffico nel terzo settore si sarebbe trovato più vicino alle prestazioni della moto gemella guidata da Marc Marquez. La velocità della Honda lungo le venti curve del COTA è testimoniata da Nakagami, quinto con la LCR. Il nipponico ha chiuso davanti alla Ducati ufficiale di Bagnaia, sesto, e alle Ducati Pramac di Martin e Zarco, rispettivamente settimo e ottavo. Pecco, vincitore delle ultime due gare ad Aragon e Misano, ha rincarato ancor di più la dose rispetto ai colleghi riguardo la pericolosità di girare in una situazione del genere: “E’ molto complicato guidare, siamo al limite del pericoloso. Anzi, siamo ben oltre quella soglia. Nel corso della percorrenza del giro si fanno dei salti non indifferenti. Oggi ho faticato col ritmo in quanto non si riesce a guidare tranquilli, bisogna stare attenti a non farsi sbalzare in aria dalla moto”.
Ne parleremo con la Safety Commission – ha proseguito Bagnaia – e spero che vengano presi dei provvedimenti per i prossimi anni. E’ una circostanza pericolosa sia per noi sia per la Moto2 e la Moto3. Speriamo non accada nulla di grave, la situazione è uguale per tutti. Vedremo in quali condizioni atmosferiche si svolgeranno le qualifiche, proverò a essere veloce ma non sarà facile. Nella zona con l’asfalto vecchio vi sono delle crepe imbarazzante, abbiamo più aderenza sull’asfalto nuovo bagnato con le rain che sulla parte vecchia quando è asciutta” ha concluso molto critico il ducatista.
Rins, nono, ed Bastianini, decimo, hanno completato la classifica dei primi dieci e momentaneamente classificati direttamente al Q2 in ottica qualifica. Il campione del mondo Moto2 2020 della Ducati Esponsorama, reduce dal primo podio nella classe regina grazie al terzo posto ottenuto a Misano due settimane fa, ha centrata la top grazie a un guizzo nel finale che potrebbe valere anche l’accesso diretto alla qualifica due. Infatti, se le condizioni meteorologiche non dovessero consentire il regolare svolgimento della terza sessione di prove libere in programma domani, scenario non escludere, verrà tenuta in considerazione la classifica finale della seconda sessione.
La migliore della KTM è nuovamente quella di Binder, undicesimo. Il pilota sudafricano ha preceduto Marini, 12°, e Mir, tredicesimo. Il campione del mondo in carica della Suzuki non ha ancora trovato la quadratura del cerchio, cosa che sovente gli accade al venerdì. Solo le qualifiche di domani diranno se si tratti di una questione relativa all’assetto o se il maiorchino non riesce a essere molto veloce sulla pista di Austin. Alle sue spalle vi sono Dovizioso, quattordicesimo, e Morbidelli, quindicesimo.
Per ambedue i piloti italiani si tratta del secondo weekend nelle nuove scuderie, rispettivamente Petronas Yamaha SRT e Yamaha ufficiale, conseguentemente ci vuole un periodo di adattamento iniziale prima di arrivare all’apice della forma, sia fisica sia tecnica. Entrambi stanno prendendo confidenza con il nuovo mezzo tecnico, dato che l’ex ducatista è tornato in sella a una moto della classe regina in occasione dell’appuntamento romagnolo dopo aver appeso il casco al chiodo al termine della passata. Mentre il vice campione del mondo 2020 si è operato al ginocchio destro successivamente alla gara del Sachsenring Circuit saltando cinque gran premi consecutivi (Olanda, Stiria, Austria, Gran Bretagna e Aragon).
Alex Marquez (LCR Honda) ha chiuso col sedicesimo crono di giornata, precedendo Rossi, diciassettesimo, e Oliveria, diciottesimo a protagonista di una caduta alla frenata della curva 12 a causa degli avvallamenti presenti in quel punto della pista texana. Diciannovesimo Aleix Espargaro, anche lui caduto nel corso del turno pomeridiano. Il trentaduenne spagnolo dell’Aprilia ha chiuso davanti alle KTM Tech3 di Petrucci e Lecuona, in penultima e ultima posizione.

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