Nasce la Lega Pro 2014-15

A Firenze presentati i gironi della prossima stagione

pubblicato il 05/08/2014 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Mario Macalli

Arrivederci Lega Pro a due divisioni, benvenuta Lega Pro unica; e quindi, sostanzialmente, bentornata serie C modello anni ’60-’70. Sessanta squadre in tre gironi da venti: la composizione di ciascuno di essi è stata svelata ieri, a Firenze, in un’apposita assemblea di Lega presieduta da Mario Macalli, al vertice della Terza Serie dal 1997.
Risolta la solita grana dei ripescaggi – premiate Aversa Normanna, Torres e Martina Franca, ma ci sono ancora in ballo le questioni Novara e Juve Stabia, pronte a tornare in B -, si è finalmente potuto dare forma e contenuto ai raggruppamenti del torneo. Per il calendario bisognerà attendere un altro po’, proprio perché, come si è detto, c’è ancora qualche rivendicazione sul tavolo. Contrariamente all’auspicio proveniente da più parti l’intenzione iniziale è stata mantenuta: nella strutturazione dei gironi si voleva rispettare (o meglio recuperare) il principio della prossimità delle aree geografiche, accantonando il criterio della composizione promiscua attuato più volte nell’ultimo decennio (la prima nel 2004-05, quando, come qualcuno ricorderà, il Vittoria giocò nello stesso girone della Cremonese). E così è stato fatto, con buona pace di chi temeva che, specialmente nel girone sud, i troppi derby avrebbero potuto provocare situazioni incandescenti a livello di ordine pubblico. Per evitare un simile scenario molti proponevano, ad esempio, di distribuire le squadre campane in tutti e tre i gironi: tra essi c’era anche Lotito, il presidente della Salernitana. Adesso alla sua squadra toccherà giocare contro quelle di sei città corregionali (due di esse sono capoluoghi). Di seguito un commento nel merito di ciascuno dei tre gironi, naturalmente al lordo di eventuali ultimi ritocchi che comunque non stravolgeranno il quadro geo-politico-calcistico.
Nel girone A il motivo di maggior interesse sarà costituito dall’inedita stracittadina del Bacchiglione, Vicenza-Real Vicenza. Nutrita la truppa di blasonate, quelle di primo grado, cioè con almeno un trascorso in serie A, e quelle di secondo grado, che possono vantare frequentazioni della B.  Del primo gruppo fanno parte la Cremonese (nel ’95-’96 l’ultima esperienza in massima serie) con il Como (anni ’80), il Mantova (i cui allori sono legati alla grande stagione di Edmondo Fabbri, e poi all’era Di Carlo), l’Alessandria, la Pro Patria (in A  tra gli anni ’20 e i ’50),  l’Unione Venezia (vincitrice di una Coppa Italia nel ’41), lo stesso Vicenza (Coppa Italia ’97) e il Novara, se non verrà ripescato (fu l’ultima squadra del grande Piola). Nel secondo gruppo si possono invece inserire Albinoleffe, Monza e Pavia. Suscita molta curiosità la squadra di Gorgonzola, la Giana Erminio: gli appassionati di aggettivi relativi ai club di calcio sono già pronti a sfoderare per i suoi giocatori l’attributo “argenziani”, considerato che Argentia è il nome originario della società ma anche quello dell’insediamento romano di cui Gorgonzola è erede. Altri aggettivi su cui gli appassionati puntano sono “gaudenziani” per i calciatori del Novara e “repubblichini” per quelli del FeralpiSalò.
Nel girone B c’è tutto il tesoro calcistico delle Marche, con l’Ancona, due volte in serie A (1992-93 E 2003-04), e l’Ascoli, la società che fece di Carlo Mazzone un mago della panchina. A contendere ai piceni bianconeri il ruolo di ammiraglia delle blasonate del girone ci sono la Lucchese, l’agguerrita provinciale dei massimi campionati di fine anni ’30, e la Spal, presenza familiare in serie A nei ’50-’60, senza dimenticare il Pro Piacenza, erede di quel Piacenza dei miracoli degli anni ’90. Per Reggiana e Pistoiese, invece, la A è stata un hapax o quasi. Tra le curiosità il Tuttocuoio, squadra di San Miniato il cui nome omaggia l’attività produttiva più importante del territorio del paese, e naturalmente il San Marino, a conti fatti l’unica squadra estera ammessa a giocare nei campionati italiani.
Nel girone C gli spunti si sprecano. Detto che Zemanlandia, sorta di incrocio tra Atlantide e Ferdinandea (da Foggia comunque è iniziato il suo mito), fa capitolo a sé, qui per gli aggettivatori è una manna vera e propria. Si va dai “fieramoschiani” del Barletta, contrapposti ai “federiciani” del Melfi, agli “ippocratici” della Salernitana fino ai “vanvitelliani” della Casertana, per poi immergersi nella gamma dei riferimenti etnici: bruzi (Cosenza), bizantini (Catanzaro), sanniti (Benevento), calcidesi (Reggina e Messina, sicché il derby dello Stretto è in effetti anche derby calcidese). La Lupa Roma è una realtà solo apparentemente nuova sulla scena calcistica: per la verità è semplicemente la vecchia Lupa Frascati che si è trasferita nella Capitale e, conseguentemente, ha aggiornato la sua denominazione.  

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