Palazzi, Figc, assolve Tavecchio per la frase sui “mangiabanane”.

Dare ad un calciatore di colore del “mangiabanane”: in Italia si può fare.

pubblicato il 25/08/2014 in Sport da Tony Mariotti
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Tony Mariotti
2014

Una stagione intera a sensibilizzare i nostri ragazzi sul rispetto verso gli altri, sul no convinto al razzismo. Una stagione intera con gli stadi posti sotto stretta osservazione per scovare anche solo il sussurro di un “Buu” razzista o di un coro che prendesse in giro l'etnia o il colore della pelle di un calciatore. Ore davanti alla TV per far vedere ai nostri figli l'immagine di Dani Alves che sbuccia e mangia una banana lanciata da un incivile dagli spalti, ore a spiegare ai nostri ragazzi che quel gesto è la risposta intelligente e provocatoria all'ignoranza di pochi anacronistici razzisti. Alla fine arriva il procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi, e decide di archiviare, come se nulla fosse, l'indagine sul neo eletto presidente Carlo Tavecchio per la nota frase che definiva i giocatori di colore dei ''mangiabanane''. Pazienza per le ore perse a cercare di divulgare la cultura del rispetto, dispiace solo per Dani Alves che si è appena accorto che, in Italia, non tutti hanno capito il gesto simbolico di quella banana sbucciata e mangiata prima di battere un calcio d'angolo. La prossima volta a Tavecchio ed a Palazzi sarebbe più opportuno mandare un disegnino esplicativo e le istruzioni su come interpretarlo.

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