Ad Abu Dhabi, irraggiungibili Mercedes

Primo Rosberg, secondo Hamilton; male le Ferrari

pubblicato il 22/11/2014 in Sport da Elena Caracciolo
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Elena Caracciolo

Allo Yas Marina Circuit, negli Emirati Arabi, come da premesse, il clima è suggestivo e il Gran Premio più quotato della stagione ha autografato qualifiche da sogno.
In una surreale atmosfera da tramonto alle porte, il tempo migliore che urla 1.40:480 se l’è messo in tasca Nico Rosberg, su una Mercedes che schizza argento da tutte le parti.
In q1 e q2, il pilota tedesco, che piazzandosi primo (con Hamilton terzo) domani vincerebbe il titolo mondiale, è sempre rimasto alle calcagna di Lewis Hamilton, ma nell’ultimo giro ha dato prova di essere velocissimo, inarrivabile, ineffabile.
Si stabilisce sullo scalino più alto del podio del sabato e teso rimira le proprie potenzialità e pensa alla gara, alla difficoltà del tutto e alla concentrazione che il deserto richiede.
Secondo posto (forsennatissimi 386 millesimi!) per Lewis Hamilton, il pilota britannico che acquisirebbe il terzo titolo mondiale se concludesse secondo la gara.
Mentre il sole fa il suo corso e ora è alto nel cielo, ora inizia ad accucciarsi, ora scompare del tutto e lascia spazio al trionfo di luci sull’acqua, si sono rincorsi a suon di pulizia di guida i due piloti Williams Bottas e Massa, i quali hanno concluso in terza e quarta posizione con spunti ottimi e geniali scivolate.
Quinto e sesto posto (sinonimo della gerarchia costruttori, evidente quanto mai) per gli alati RedBull Dani Ricciardo e Sebastian Vettel (il medesimo Sebastian che lo scorso anno aveva i fuochi tutti per lui, a celebrare il suo titolo mondiale, a sottolineare quell’inarrivabilità ormai superata del potenziale RedBull).
Settimo tempo per il giovanissimo Kvyat, il quale, alla conclusione di una stagione per lui ottima, si gode il circuito lussuoso e sorride.
Ottavo tempo per Jenson Button, davanti ai piloti Ferrari, che più dietro non potevano stare, come a beffeggiare quel Ferrari Park che, altero, domina da dietro e si affaccia a spiare il tracciato.
Nono chiude Kimi Raikkonen, il finlandese che nel 2012 fece impazzire la platea, il finlandese che quest’anno era così stanco ed invecchiato, il medesimo finlandese che durante la seconda sessione è rimasto dentro sul filo del rasoio, in bilico, per un pelo.
Decimo, dal canto suo, chiude Fernando Alonso, lo spagnolo che dal prossimo anno dice addio alla scuderia di Maranello, quell’Alonso che ha fatto miracoli e che è affaticato, a rincorrere quegli inarrivabili primi, su una vettura che deve migliorare; quell’Alonso che sul Circuito più bello del mondo, vede luci ed ombre, in quel futuro incerto che lo aspetta, nonostante il mercato lo definisca il pilota più valido degli ultimi due cadenzati anni.
Ad Abu Dhabi il tempo corre veloce, il tempo di un tramonto.
Ad Abu Dhabi l’azzurro del Circuito che ricorda il cielo pulito dei pomeriggi d’agosto si contrappone al buio ormai giunto, dove domina indiscussa la refrazione di colori della Balena.
Sarà per questo e per mille altre schegge di emozioni che il Gran Premio di Abu Dhabi non vale 25 punti, ma ne vale 50.
 

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