Serie A, eroici Parma e Cesena

Juve a +14 sulla Roma, Fiorentina quarta

pubblicato il 04/04/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Davide Succi (Cesena)

Sabato 4 aprile 2015. È stata celebrata la XXIX giornata di serie A.

In attesa della Pasqua, un turno giocato per una volta tutto in un giorno ha lanciato un messaggio chiaro: a rompere le uova nei quartieri altissimi della classifica sarà la Lazio, ragion per cui  si profila un derby tra aquile e lupi per il possesso della piazza da vicecampione d'Italia. Non si può non riflettere sul fatto che,  se la Roma non avesse fatto sua la sfida casalinga contro i partenopei alle 12.30,  in effetti ci sarebbe stato solo un punto di distacco tra secondo e terzo posto. Cioè appunto tra Roma e Lazio, uscita vincente dal “Sant’Elia” di Cagliari ma non senza affanni. 

Biancocelesti in vantaggio con Klose al 30’: il gol chiude il primo tempo ma non certo la gara. Nella ripresa infatti gli isolani danno subito l’impressione di voler vendere cara la pelle, e al 50’ Sau regala una gioia a  Zeman facendo 1-1. Cinque minuti dopo, però, i laziali sono nuovamente in vantaggio grazie ad un rigore di Biglia; ed è lo stesso Biglia, sempre dagli undici metri, a poter assicurare i tre punti alla sua squadra al 68’, ma fallisce il bis. Così deve pensarci Parolo, su punizione al 91’, a mandare al tappeto gli zemaniani e ad affossare, a distanza, il Napoli, l’ex grande terzo. Che, piegato nella Capitale dal gol di Pjanic al 25’ precipita per il momento alle spalle della Sampdoria, a sua volta spodestata dal quarto posto ad opera della Fiorentina. Nello scontro andato in scena al “Franchi” alle 18.30, infatti, i doriani sono stati costretti a soccombere all’uno-due micidiale dei viola (Diamanti al 62’ e Salah due minuti dopo).

 Vittorie esterne per la settima e l’ottava forza del campionato: parliamo del Torino e del Milan. I granata infliggono la prima sconfitta all’Atalanta di Reja, sempre più inchiodata al quart’ultimo posto. Decidono Quagliarella al 20’ e il solito “goleador” Glick al 40’; nel finale, minuto 74, Pinilla desta qualche speranza nei tifosi bergamaschi, ma la speranza resta tale. Vita più dura, invece, per il Milan a Palermo. Passati in vantaggio al 36’ con Cerci, infatti, i rossoneri si sono fatti raggiungere da Dybala al 71’ su rigore, ma poi una prodezza di Ménez mette il cioccolato nella colomba dei tifosi del Diavolo, al tramonto di un’epoca, quella berlusconiana.     

Pareggio di transizione (in una fase di transizione) tra Genoa e Udinese al “Ferraris”. A De Maio che porta in vantaggio i grifoni al 19’, replica Thereau al 67’. Il Sassuolo batte in casa il Chievo grazie ad un rigore di Bernardi al 22’ e così scavalca l’Udinese e aggancia il Palermo. Per gli estensi a questo punto non dovrebbero esserci particolari problemi a conquistare la seconda salvezza consecutiva nella massima serie.

Hellas Verona-Cesena 3-3: beffa per gli scaligeri o impresa titanica per gli uomini di Di Carlo? Propenderemmo per la seconda ipotesi, dal momento che i romagnoli sono riusciti nel non facile compito di rimontare ben tre gol. Inutile dirlo, al “Bentegodi” per i padroni di casa sembrava tutto fatto a meno di trenta minuti dal fischio finale: ma forse il team di Mandorlini è stato colto dalle vertigini, dopo la doppietta di Toni, al 3’ e al 62’, e il gol intermedio di Gomez al 30’. Il Cesena, invece, rincuorato dalle positive notizie che giungevano dai campi di Cagliari e Bergamo, ha giocato il tutto e per tutto e, in perfetta sintonia col clima del periodo, ha trovato la resurrezione. Segna Carbonero al 70’: il classico gol della bandiera, si affrettano ad annotare gli osservatori. Sette minuti dopo Brienza fa 3-2: e vabbe’, sarà partita aperta fino all’ultimo, ma il Verona non può lasciarsi due punti,  assicurano (e si rassicurano) gli stessi commentatori di sopra. Poi arriva Succi, uno che praticamente si è legato al Cesena fino a fine carriera, e pensa bene di realizzare la prima marcatura della stagione in uno dei momenti più  cruciali del campionato della sua squadra. Minuto ottantunesimo, è 3-3: i calciologi-analisti che non possono nascondersi dietro i loro taccuini guadagnano le uscite dello stadio veronese, mentre esplode la festa per gli ippocampi bianconeri.

Altrettanto prode il Parma a San Siro, contro la manciniana Inter: trafitto da Guarin dopo venticinque minuti, trova la forza di pareggiare con Lila prima della pausa-spogliatori, al 44’; e nella ripresa costruisce la linea del Piave davanti a Mirante.

Infine, nella gara di Torino delle 20.30, alla Juventus è servita una punizione assassina di Tevez al 43’ e un raddoppio all’ultimo tuffo di Pereyra (94’) per avere ragione di un Empoli mai domo (Sarri espulso dopo il secondo gol dell’argentino). E mentre l’Apache sale a quota 17 nella classifica marcatori (+1 su Ménez) la sua squadra spegne 70 candeline sulla torta del campionato. La Roma, al suo confronto, sembra una persona di mezza età, ma c’è da giurare che pagherebbe per invecchiare, e in fretta.

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