Europa League, è ancora Siviglia

Scoppiettante finale a Varsavia

pubblicato il 28/05/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Carlos Bacca, forte attaccante del Siviglia

Qualunque sarà il suo futuro, Unai Emery, l’allenatore ispanicissimo dal nome turchissimo (a dispetto delle apparenze fonetiche, è nato ad Hondarribia nei Paesi Baschi), è già nella storia del Siviglia: due Europa League conquistate consecutivamente sono cose che non si dimenticano.

Però, se è vero che Emery ha fatto grande il Siviglia, è altrettanto vero che il Siviglia ha fatto grande lui: chi era, infatti, questo signore, prima di approdare in riva al Guadalquivir? Al massimo, in curriculum poteva vantare una promozione in Primera Division (la serie A spagnola) con l’Almeria (2006-07), e poi una semifinale di Europa League col Valencia, contro l’Atletico Madrid che eliminò i suoi ragazzi (2011-12).

Di quel torneo di lì a poco sarebbe diventato un invincibile esperto, lì, nella sua terra promessa. Insomma, sembra o no di star parlando della “favola” di Arrigo Sacchi ma riambientata in Spagna? E magari è per questo che Emery piace tanto al Milan (che comunque dovrebbe ricordarsi come, in passato, un altro allenatore dal nome turco non ebbe particolare fortuna: parliamo di Terim, che però in Turchia era nato davvero).

Non ce ne vogliano i tifosi del Siviglia, e in generale i cultori dell’Europa League, ma vincere il grande Portafiori non equivale a laurearsi campioni d’Europa: quel titolo spetta, infatti, di diritto alla squadra vincitrice della Champions League. Vincere l’Europa League corrisponde, tutt’al più, ad un diploma di scuola superiore, seppur di altissimo livello.

In certi Paesi, com’è noto, si chiama baccalaureato, e, soprattutto nel caso del Siviglia, ha davvero senso chiamarlo così. Perché Carlos Bacca, attaccante colombiano dei biancorossi spagnoli, con la sua doppietta è stato grande artefice della vittoria sivigliana nella finale di Varsavia contro il Dnipro (così come lo era stato nelle semifinali con la Fiorentina, del resto); decisivo specialmente il suo secondo gol, quello che ha chiuso la partita.

Ma non si deve credere che sia stata una passeggiata per il team di Emery: l’ultimo atto della seconda coppa europea per club è stato anzi vibrante, combattuto, e di certo non ci si aspettava una partita dimessa da un Dnipro sorretto dall’entusiasmo della prima volta. Prima volta in una finale europea, in quasi cento anni di storia (il club di Dnipropetrovsk è stato fondato nel 1918). Sicuramente più abbonato a questo tipo di emozioni era invece il Siviglia, che di Europa League, prima delle due dell’era Emery, ne aveva già vinte altrettante (quando però il trofeo era ancora denominato Coppa Uefa).

E il primo gol della prima finale giocata dal Dnipro in una coppa europea è stato messo segno proprio dagli ucraini, con Kalinic appena sette minuti dopo il fischio d’inizio. Al Siviglia favorito della vigilia è servita quasi una mezz’ora per riprendersi, dopodiché è stato uno-due impietoso: al 28’ il polacco Krychowiak segnava il pareggio, e soltanto tre minuti più tardi Bacca portava in vantaggio i suoi. Al 44’, poi, Rotan su punizione si incaricava di allungare la favola del Dnipro, segnando il 2-2.

Un risultato, questo, che faceva automaticamente diventare il secondo tempo una vera roulette russa: da quel momento in poi appariva evidente che chi avesse sparato il prossimo colpo avrebbe incassato trofeo e vittoria. E ne ha fatto di giri a vuoto, il caricatore, prima che, al 73’, Bacca trovasse finalmente quel proiettile chiave della vittoria. Al 78’ l’allenatore del Dnipro, Markevic, ha provato a rispondere inserendo Seleznyov, il misterioso giustiziere del Napoli; ma ormai era troppo tardi. Il trofeo era del Siviglia che, con esso, guadagnava anche l’accesso diretto alla fase a gironi della Champions League.

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