Blatter V, considerazioni preliminari

Alcune osservazioni a margine della rielezione dell’ex colonnello

pubblicato il 30/05/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il logo della Fifa

“Non c’è partita contro il calcio degli sceicchi e dei petrodollari”.

Questa frase la pronunciò Silvio Berlusconi qualche settimana fa, motivando l’intenzione di cedere il Milan, il suo meraviglioso giocattolone per trent’anni, a forze finanziarie fresche, estremorientali, le uniche in grado di competere con i magnati e i calciocrati in kefiah. In ambito Fifa, però, cioè nella dimensione del governo planetario del calcio, non è ancora arrivato il momento di vedere le kefiah sventolare: e questo, a tutto vantaggio del vecchio che avanza, JosephSeppBlatter, eletto a capo del movimento calcistico mondiale per il quinto mandato consecutivo.  E  per il profondo rammarico di Michel Platini, l’innovativo e immaginifico presidente Uefa che si era fatto sponsor della “primavera araba” a Zurigo.

E pensare che il principe giordano Ali Bin Al Hussein, il candidato della Federazione europea, degli Stati Uniti e del Canada, aveva retto egregiamente alla prima votazione: da essa era uscito infatti con ben settantatré voti, mentre Blatter ne aveva ricevuti centotrentatré: l’ex colonnello svizzero aveva, sì, sfiorato il quorum al primo colpo (centotrentanove), ma non l’aveva raggiunto. E alla seconda votazione, dove avrebbe contato la sola maggioranza semplice, il tavolo si sarebbe potuto tranquillamente ribaltare.

Ma, all’ultimo momento, il quartogenito di re Hussein di Giordania, presidente delle Federazioni calcistiche giordana e dell’Asia occidentale oltreché, dal 2011, vice di Blatter, ha preferito cedere la mano, in favore del suo inossidabile principale. Pressioni dall’interno della Federazione Asiatica (AFC), saldamente ancorata al n. 1 Fifa, come quella africana, quella oceanica e come buona parte di quella americana, senza dimenticare quella russa?

Sta di fatto che, ritiratosi spontaneamente il competitore più pericoloso per Sepp il Grande – c’era anche un terzo nome in lizza, l’ex asso lusitano Luís Figo, ma era più un candidato simbolico che un vero rivale, in attesa che, al più presto, sia lo stesso Platini a scaldare i motori –, non rimaneva altro da fare che passare all’incoronazione: anzi, alla re-incoronazione.

Blatter resterà così in sella al calcio globale per altri quattro anni, durante i quali potrà gestire i due nuovi grandi eventi di sua concezione: lo svolgimento dei Mondiali 2018 in Russia e la programmazione dei Mondiali 2022 in Qatar. In caso di un cambio al vertice Fifa, entrambi gli eventi sarebbero stati messi a repentaglio, perché al centro dell’inchiesta per corruzione partita alcuni giorni fa dagli Stati Uniti.

Lo scenario a cui lavorano gli inquirenti è abbastanza classico: i governi calcistici della Russia e del Qatar avrebbero versato tangenti alla Fifa per ottenere l’assegnazione della Coppa del Mondo. Eppure, Blatter non sembra personalmente coinvolto nella vicenda: e non è certo la prima volta che va vicinissimo a scottarsi con storie del genere. Grazie a questa sua virtù da salamandra, oltre che ad una solidissima rete di appoggi in giro per i cinque continenti, Blatter è riuscito alla fine a far fare al principe Hussein la stessa fine di Johansson, di Bin Hammam e dei “competitori zero” del 2002 e del 2007.

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