Anticipo serie A, Milan corsaro a Udine

Per i friulani quattro sconfitte in cinque giornate

pubblicato il 23/09/2015 in Sport da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Christian e Duván Zapata

Antipasto della quarta giornata di serie A, prima serata di martedì 22 settembre. Stadio “Friuli” di Udine.

Viva Zapata!”, gridano i tifosi del Milan, e non necessariamente di origine messicana; anzi, per dirla tutta, il destinatario dei loro osanna è un giocatore colombiano. Ma “Viva Zapata!” lo gridano anche quelli dell’Udinese, anche in questo caso fans di un asso colombiano che non sono per forza  di sangue azteco. Però no, non è certo un coro bipartisan, per sottolineare l’apprezzamento al di là delle barriere per un grande giocatore che appartiene ad una delle due parti. La verità, semmai, è che c’è uno Zapata in rossonero e uno in bianconero (quello milanista, però, per essere precisi aveva giocato anche in bianconero). Uno Zapata vincente, che mette al sicuro la vittoria, e uno Zapata perdente. Che rende la sconfitta più nobile, ma non meno amara.

E così, arrivò il giorno (la sera) della prima vittoria in trasferta del Milan. Poteva essere a Udine, terreno tutt’altro che proibitivo? Sì, poteva essere, e così effettivamente è stato. Ormai non ci sono più dubbi: Colantuono sta facendo peggio del povero Stramaccioni, e la sua Udinese, alla prima giornata, allo “Juventus Stadium”, ha vinto per puro caso, approfittando di una forma ancora molto approssimativa della squadra campione d’Italia.

Il Milan, invece, dopo due vittorie belle e più o meno convincenti a San Siro (contro Empoli e Palermo), lo scivolone di Firenze e la resa ai cugini dell’Inter nello stra-derby, è riuscito a maramaldeggiare su un campo dove finora tutti sono riusciti a passare, si chiamassero Palermo  piuttosto che Empoli. Riuscirà la reazione coraggiosa quanto inutile dei bianconeri friulani, nell’ultima fase della gara di ieri, a salvare la panchina del cinquantatreenne tecnico romano?

Chi mastica un po’ di storia della massima serie potrà forse trovare delle somiglianze tra quest’Udinese e il Cagliari guidato da Giacomini nell'annata 1991-’92: anche i sardi, allora, fecero illudere un po’ tutti conquistando alla prima giornata una vittoria prestigiosa contro la Sampdoria fresca di scudetto, ma in seguito non fecero altro che inanellare sconfitte, tant’è che, a un certo punto, si rese necessaria la sostituzione di Giacomini con Mazzone. La fortuna di Colantuono, forse, è che si trova ad aver a che fare con una proprietà che, dopo il quadriennio di Guidolin e la stagione di Stramaccioni, ha acquisito uno stile “bonipertiano” nel rapporto con gli allenatori, e dunque pratica un’apertura di credito molto larga nei loro confronti, garantita almeno fino a quando non si verifichino pasticci inenarrabili. 

Non era il caso di ieri sera, effettivamente. Il Milan aveva chiuso la pratica già alla fine del primo tempo, e dunque all’Udinese non restava altro da fare, nella ripresa,  che evitare la disfatta colossale e magari far riemergere il proprio orgoglio. Impresa riuscita. Si può dire, comunque, che a tagliare le gambe ai padroni di casa è stato il fulmineo e micidiale uno-due del Diavolo: al 5’ Balotelli con una punizione imprendibile sbloccava il risultato – si è trattato anche della prima rete della sua seconda vita milanista – e, appena cinque minuti dopo, Giacomo Bonaventura, servito da Montolivo, raddoppiava. In preda allo shock, i friulani subivano lo schiaffo del ko al 46’ su colpo di testa del centrocampista colombiano Christian Zapata (eccolo, lo Zapata vincente).

La musica cambiava al rientro negli spogliatoi, con un Milan visibilmente appagato e un’Udinese insperabilmente garibaldina. 51’: Badu fa 1-3. Passano sette minuti e lo Zapata che gioca nelle file friulane, Duván, connazionale dell'altro come detto, mette la propria squadra nella condizione di poter puntare alla rimonta. 2-3 e, con più di trenta minuti a disposizione, effettivamente ci sarebbe ancora tutto il tempo per costruire il pareggio, e conquistare così il primo punto al “Friuli”.

Oltre al tempo non manca, naturalmente, neppure la voglia, solo che il pallone non entra e quando, al 90’, un colpo di bazooka di Bruno Fernandes viene respinto da Diego Lopez e poi, sugli sviluppi del conseguente corner, Wague fa la barba al palo, appare ormai chiaro che il punteggio non subirià ulteriori modifiche. Per giunta proprio Fernandes viene espulso per somma di ammonizioni due minuti dopo il 90’;  il portoghese, guarda caso, sembra piaccia parecchio al Milan.

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