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San Paolo, la favola della favela

Visita a Héliopolis

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Nella Babele di San Paolo è facile perdersi, tra strade infinite e montagne di rifiuti. Nella favela nascono i campioni, ma anche i bidoni, di spazzatura. Chi ha visto Cidade de Deus, il film di Meirelles che racconta le vicende di un quartiere di Rio, sente ancora sibilare i proiettili che  minacciano le vite dei meninos de rua. Heliopolis è una favela che rispetto al passato è migliorata tanto. La strada che divideva la zona ricca da quella povera della città,  non è più lo spartiacque tra la vita e la sopravvivenza, le abitazioni sono per lo più in cemento, e anche se il non finito regna un po’ ovunque , c’è uno spiraglio di speranza.


 

 

Dai tetti spuntano parabole, antenne, cavi metallici che danno l’idea di quanta tecnologia  occupi il tempo sociale delle persone anche qui, dove ogni giorno si lotta per la vita. “ Il governo Lula ha avuto il merito di ridurre la disoccupazione-dice uno degli abitanti del barrio. Oggi è possibile lavorare dentro la favela e condurre una vita normale. Quando ero giovane bisognava ricorrere ai traffici illeciti, non c’era via d’uscita. La Chiesa continua a svolgere un ruolo fondamentale, per dare alle nuove generazioni una speranza di vita migliore, valori in cui credere che non siano quelli della criminalità locale”.

San Paolo è una distesa sterminata di mattoni e vetri, eppure ogni casa è un dedalo, fatto di cunicoli e spigoli, dove vivono ammassate anche 15 persone, ciascuna con il suo impiantino high tech, connesso con il mondo, magari con Amici di Miami e Buenos Aires.

Sono ospite di una famiglia della parrocchia di S.Edwige. L’accoglienza è semplicemente straordinaria, sembra di entrare a casa di parenti emigrati un secolo fa, che ti abbracciano per la prima volta come si fa con i figli tornati dopo un viaggio pericoloso. Marito moglie e due figli, una famiglia come tante altre, tavola imbandita con la prima colazione classica. Caffè biscotti marmellata, e un tiepido sole che illumina i loro sorrisi. La fede traspare dalle parole, e da una capacita d’ascolto unica. Hanno appena ospitato altri giovani in occasione della giornata mondiale della gioventù, per loro è una missione, quando parlano dell'altro non si lamentano mai, solo complimenti e bei ricordi, sfogliati nell’album della memoria . La favela è anche questo, genuinità, generosità,  senso del rispetto, solidarietà. Mi offrono un letto, e quando vado  via  vogliono che torni sul serio, perché per loro è stato davvero un piacere. Una terapia magica contro il malessere. Come la celebrazione dell’ultimo diacono, un bagno di folla nel bagno di sudore  nella domenica brasiliana.

Usciamo per strada, “non ti preoccupare", mi dicono, mentre afferro la macchina fotografica,” ci siamo noi”. Esploriamo i vicoli più bui, dove i rifiuti fognari si mescolano alle signore che fanno il bucato, ecco due bambini che palleggiano nello spazio lasciato da due auto in  sosta. Si fermano e bofonchiano qualcosa, “chi sei? Che vuoi?” mi urlano. Come se catturare quegli attimi con una Canon fosse riduttivo. Hanno ragione, per conoscere la favela, gli scatti non bastano,  serve un ritorno alle origini di un umanità ormai in estinzione.

 

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